Agromillora Italia e il Mandorlo: Rivoluzione e Innovazione nella Coltivazione

La produzione di frutta secca, come altre colture legnose, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Nuovi modelli produttivi emergono per rispondere alle sfide poste dal cambiamento climatico, dalla necessità di sostenibilità ambientale e dall'esigenza dei produttori di ridurre i costi di produzione per garantire redditi stabili. L'intensificazione delle piantagioni si configura come una delle strategie principali per affrontare questi requisiti, promettendo un'entrata in produzione più rapida e una maggiore efficienza nell'uso degli input. Questo approccio, che mira a ottimizzare lo spazio e a facilitare la meccanizzazione attraverso la riduzione del volume della chioma, trova un esempio significativo nel mandorlo "autoradicato" o "auto-radicato" per colture in regime di seccagno, con precipitazioni comprese tra 400 e 700 mm. In Spagna, questa tipologia di coltura sta prendendo piede su vasti ettari, in particolare nelle regioni che tradizionalmente ospitano colture erbacee, un settore che da solo copre circa 8,5 milioni di ettari.

Mandorleto in fioritura

Le colture legnose, nel complesso, occupano 5,2 milioni di ettari in Spagna, con l'olivo, il mandorlo e la vite a rappresentare le specie di maggior rilievo. La maggior parte di queste coltivazioni, in particolare olivo, mandorlo e vite, insiste su terreni a seccagno per un totale di 3,2 milioni di ettari. Nello specifico, il mandorlo si estende su 707.900 ettari in queste condizioni. Il sistema radicale del mandorlo autoradicato, appartenente alla stessa specie, conferisce una migliore tolleranza alla siccità rispetto agli ibridi interspecifici pesco x mandorlo, spesso impiegati come portinnesti.

Il Modello Produttivo del Mandorlo Autoradicato a Parete in Seccagno

Nelle condizioni agroclimatiche dei seccagni freschi della Valle dell’Ebro, Castilla la Mancha e Andalusia, il modello produttivo proposto di mandorli autoradicati a parete ha dimostrato di poter generare produzioni medie in piena produzione tra i 600 e i 1.000 kg di mandorla sgusciata per ettaro. Considerando un prezzo medio di vendita di 4,0 €/kg, ciò si traduce in un reddito medio annuo compreso tra 2.400 e 4.000 €/ha. Nel caso della produzione biologica, con un prezzo medio di 6 €/kg, i redditi salgono a 3.600-6.000 €/ha. L'investimento iniziale fino alla fine del secondo anno, comprendente piantoni e impianto con una densità di 4 x 1,3 metri (equivalente a 6.130 €/ha) e i costi di produzione per i primi due anni, si attesta intorno ai 8.470 €/ha. Dal terzo anno in poi, il costo annuo di gestione è stimato in 1.500 €/ha, a cui si aggiunge un costo di ammortamento di 306 €/ha-anno su una vita utile della piantagione di 20 anni, per un totale di 1.806 €/ha annui. Questi costi sono analoghi anche per la produzione biologica.

Il nuovo sistema di coltivazione proposto per il mandorlo autoradicato in seccagno si caratterizza per la formazione di una "parete" di piccolo volume. Le produzioni ottenute negli ultimi anni, anche in condizioni di basse pluviometrie, oscillano tra i 400 e i 900 kg di mandorla sgusciata per ettaro. Il controllo del volume della chioma avviene quasi interamente tramite potatura meccanizzata, analogamente alla raccolta, che utilizza macchine scavallatrici, in contrasto con il sistema tradizionale ad ombrello rovesciato. In termini di redditività economica, questo modello si dimostra nettamente superiore rispetto alle colture cerealicole in seccagno, che generano redditi tra i 300 e i 600 €/ha.

Diagramma di un sistema di coltivazione a parete di mandorli

Tradizionalmente, il mandorlo in seccagno in Spagna è stato coltivato sul portinnesto franco ‘Garrigues’ o, più recentemente, sui portinnesti GF-677 e Garnem (ibridi di pesco x mandorlo). Tuttavia, questi ultimi, pur vantando un robusto apparato radicale, presentano una minore tolleranza allo stress idrico a causa della loro parentela con il pesco. La coltivazione a parete del mandorlo autoradicato in seccagno si basa sull'esperienza pluriennale maturata da Agromillora nel sistema a parete in irrigazione, adattato poi al seccagno con o senza irrigazione di supporto. Le principali differenze tra i due sistemi risiedono nella disponibilità idrica, che impone una minore densità di impianto e un volume della chioma più contenuto nel seccagno.

MANDORLETO PIANTAGIONE SUPER INTENSIVA

Fattori Chiave per il Successo del Mandorlo in Seccagno

La scelta della varietà rappresenta il pilastro fondamentale per il successo di un impianto di mandorlo autoradicato in seccagno. Le varietà ideali dovrebbero essere autofertili, con fioritura medio-tardiva o tardiva, per minimizzare il rischio di gelate primaverili, sebbene eventi eccezionali possano comunque verificarsi. Un secondo aspetto cruciale è la data di maturazione: un periodo più breve tra fioritura e raccolta implica una minore domanda idrica, risorsa sempre più limitante in regime di seccagno. Pertanto, le varietà a fioritura tardiva e raccolta precoce sono generalmente le più adatte.

Il sistema di coltivazione a parete offre diverse opzioni in termini di volume della chioma, con un potenziale produttivo variabile, gestibile tramite potatura in base alla pluviometria attesa. Le distanze tra le file possono variare da 3,5 a 4,5 metri, con una distanza tra gli alberi di 1,3-1,5 metri. La scelta del layout di impianto dipende dalla disponibilità di macchinari, dalle risorse idriche e dalla capacità di ritenzione idrica del suolo. I volumi della chioma più comuni sono l'AV-1 e l'AV-2, con l'AV-1 che rappresenta meno della metà del volume utilizzato in impianti irrigui.

Esperienze e Risultati in Italia e Spagna

Le esperienze con impianti di mandorlo autoradicato a parete in Spagna sono numerose e diffuse in molte regioni vocate alla coltivazione del mandorlo. Di seguito, vengono presentati alcuni esempi significativi:

Esperienza a Dicastillo (Navarra, Spagna)

Una prova condotta in collaborazione tra l'istituto di ricerca INTIA, Agromillora e l'agricoltore Carmelo Macua ha valutato il potenziale produttivo dei sistemi a parete rispetto al vaso tradizionale. L'impianto, di 1 ettaro, è stato realizzato nel febbraio 2019 in un seccagno con una pluviometria media annua di 450 mm. Le varietà introdotte sono state ‘Lauranne’ (Avijor), ‘Guara’, ‘Penta’ e ‘Soleta’. I risultati di produzione accumulata negli anni 2021-2023 hanno evidenziato un comportamento migliore per le varietà ‘Penta’ e ‘Guara’. Il confronto tra i due sistemi di coltivazione (parete e vaso) ha mostrato risultati variabili a seconda della varietà. Per quanto riguarda la resa media di mandorle in guscio, il sistema a vaso ha generalmente superato il sistema a parete. Nell'analisi della qualità, ‘Penta’ ha mostrato la minor percentuale di mandorle pelate nel sistema a parete.

Mappa della Spagna con evidenziate le regioni di coltivazione del mandorlo

Esperienza presso la Tenuta Corona-Cachal (Huesca, Spagna)

Questa tenuta commerciale di 40 ettari, situata in zona di secano nella Hoya de Huesca, ha visto la piantumazione nel novembre 2019 di varietà autoradicate come ‘Penta’, ‘Lauranne’ (Avijor) e ‘Soleta’ con un sistema a parete (4 x 1,35 m). Le prime produzioni sono state ottenute nel quarto anno di impianto, con previsioni di piena produzione nel 2024. Le maggiori produzioni accumulate sono attese da ‘Soleta’ e ‘Avijor’. L'incidenza di gelate tardive nell'aprile 2022 ha causato la perdita totale della produzione per ‘Lauranne’ (Avijor) e ‘Soleta’ nel terzo anno, mentre ‘Penta’ ha registrato circa 110 kg di mandorle in guscio per ettaro.

Esperienza presso la Tenuta Tocina (Córdoba, Spagna)

Situata in una zona fresca della campagna cordobese, questa tenuta commerciale di 5 ettari è stata piantata nel marzo 2019 con varietà autoradicate ‘Penta’, ‘Lauranne’ (Avijor) e ‘Soleta’ con una distanza di impianto di 4 x 1,35 m, coltivate a cordone con più assi. Nel terzo anno di impianto, la varietà ‘Lauranne’ (Avijor) ha superato i 700 kg/ha, mostrando il miglior rendimento, seguita da ‘Soleta’ e ‘Penta’. I rendimenti medi ottenuti in questo periodo sono stati del 27,5%, 31,9% e 28,9% per ‘Penta’, ‘Lauranne’ (Avijor) e ‘Soleta’, rispettivamente.

L'Innovazione in Italia: Nuovi Orizzonti per il Mandorlo

In Italia, il rinnovamento del paesaggio agrario sta vedendo una crescente diffusione del mandorlo, trainata da una domanda in aumento e da miglioramenti tecnici significativi. L'azienda VCR (Vivai Cooperativi Rauscedo) ha giocato un ruolo cruciale nell'introduzione di un modello di allevamento ad elevata densità con raccolta meccanica, noto come SHD (Super High Density). Questo modello, partito con portinnesti nanizzanti come Rootpac 20, ora si sta evolvendo verso l'utilizzo di piante autoradicate per ridurre l'impronta idrica.

Gli impianti ad alta densità, presenti in Italia da circa 15 anni, coprono oggi circa 1.500 ettari, con una concentrazione nell'80% in Puglia. Un impianto esteso di 120 ettari si trova a Maccarese, a nord di Roma. In Emilia-Romagna, a Imola, è stato realizzato un impianto pilota di tre ettari, completamente meccanizzato e digitalizzato, promosso dal neocostituito Consorzio Italiano Mandorlo Moderno (CIMM). Questo consorzio mira a favorire la crescita della coltura anche nel Centro-Nord Italia.

Piantine di mandorlo in vivaio

L'esperienza di VCR nel settore vitivinicolo ha permesso di sviluppare un protocollo agronomico mirato a garantire ottime rese, con particolare attenzione alle esigenze nutritive e idriche della coltura. Le condizioni pedoclimatiche della pianura friulana si sono rivelate ottimali anche per l'attività vivaistica, con una produzione crescente di piantine di mandorlo. La scommessa sulla crescita della domanda di piantine a radice nuda rappresenta un'alternativa all'offerta in vasetto, ottimizzata grazie all'esperienza accumulata sulle barbatelle di vite. Le piante a radice nuda, grazie al loro apparato radicale più espanso e alla maggiore dotazione di sostanze di riserva, permettono di entrare in produzione un anno o un anno e mezzo prima rispetto alle piante in vaso, accelerando l'ammortamento dell'investimento.

Sistemi di Coltivazione a Confronto

Le diverse strategie di impianto e gestione del mandorlo possono essere classificate come segue:

  • Impianti tradizionali: Densità d’impianto tra 300 e 400 piante/ha. La meccanizzazione è limitata alla raccolta con scuotitore ad ombrello rovesciato e potatura esterna della chioma, con necessità di operazioni manuali per l'eliminazione dei succhioni interni.
  • Sistemi intensivi ad alta densità: Prevedono regimi nutrizionali ed irrigui più spinti. La raccolta può essere meccanizzata, ma la potatura rimane in parte manuale. L'allevamento a vaso richiede l'allargamento della chioma e il diradamento dei rametti per facilitare l'illuminazione interna e aumentare la produzione.
  • Sistemi superintensivi ad alta densità con raccolta in continuo (SHD): Oltre 2.000 piante/ha, con sesti d’impianto di (3-3,5 X 1-1,3). Meccanizzazione completa, con le stesse macchine utilizzate per vite e olivo intensivo, sia per la raccolta (anticipata già al secondo anno) che per la potatura. Si passa da un sistema 3D a vaso a un sistema 2D a parete continua, realizzando rese elevate (fino a 30 q/ha di sgusciato nel caso di Avijor) ma con una massa vegetativa minore e quindi una migliore efficienza produttiva. L'alto fabbisogno irriguo può essere ridotto, in areali dove l'acqua è limitante, facendo ricorso a piante autoradicate.

I Portinnesti e le Varietà: La Base del Successo Agronomico

La scelta del portinnesto e della varietà è fondamentale per adattare il mandorlo alle specifiche condizioni ambientali e al modello di coltivazione scelto.

Portinnesti:

  • RootPac® 20: Portinnesto nanizzante altamente produttivo, con vigoria ridotta (60% in meno rispetto a GF-677). Facilita la gestione della potatura con meccanizzazione totale ed è resistente a funghi del suolo e nematodi.
  • RootPac® R: Portinnesto versatile, adattabile a diverse condizioni climatiche, pedologiche e di disponibilità idriche. Adatto a sistemi di allevamento medio intensivi, è altamente produttivo e anticipa la maturazione da 2 a 5 giorni a seconda della varietà.
  • Autoradicato: Soluzione da preferire negli areali non irrigui grazie all'adattamento alla siccità tipico del mandorlo e al superamento dei problemi di radicazione assicurati dalla propagazione "in vitro". L'aumento dei costi di irrigazione ne sta favorendo la diffusione.

Varietà:

Le varietà ottenute da micropropagazione, caratterizzate da cicli vegetativi resilienti al cambiamento climatico, si adattano alle diverse condizioni pedoclimatiche italiane. Tra le più promettenti si annoverano:

  • Avijor (Lauranne): Fioritura tardiva (dalla seconda settimana di marzo), ramificazione media, seme singolo di buona forma e pezzatura, resa sgusciato al 35-40%. È la varietà maggiormente validata in tutti gli ambienti di coltivazione nazionali.
  • Makako: Fioritura extra tardiva (dalla metà di marzo), media ramificazione, resa sgusciato più bassa rispetto ad Avijor, rustica e tollerante alle malattie, adatta alla coltivazione biologica.
  • Penta: Fioritura extra tardiva, ramificazione elevata, vigoria medio-bassa, seme singolo anche se di dimensioni più ridotte rispetto ad Avijor.

La fioritura tardiva è un vantaggio per allontanarsi dai periodi di maggiori gelate, ma il rischio di gelate tardive, accentuato dal cambiamento climatico, richiede misure di difesa attiva, soprattutto negli impianti al Nord.

La Gestione della Chioma e la Potatura: Elementi Cruciali

La gestione della chioma rappresenta un aspetto critico per massimizzare le rese e l'efficienza produttiva. Larghezze eccessive espongono le piante a maggiori danni durante la raccolta meccanica e penalizzano le rese per la minore intercettazione della radiazione solare.

Negli impianti ad alta densità, le misure consigliate includono:

  • Altezza dell’impalcatura dal suolo di 50-60 cm.
  • Altezza massima delle piante di 3 m.
  • Larghezza della parete di 70-90 cm per rispettare le caratteristiche delle macchine scavallatrici raccoglitrici ed efficientare le loro prestazioni.

La corretta densità della parete viene raggiunta tramite potatura meccanica, che nei primi anni deve essere curata e ripetuta per stimolare la crescita di numerosi rametti produttivi e, di conseguenza, una maggiore carica di gemme a fiore. L'equilibrio tra la parte legnosa e la parte fiorale è il segreto della potatura. Una volta terminata la formazione della parete, solitamente dopo 3 fioriture, le dimensioni finali dovrebbero essere di circa 2,5 m di altezza e 0,80 m di larghezza. La Smarttree®, una pianta già potata in vivaio, tende a crescere in forma globosa grazie a numerosi punti di sviluppo, richiedendo interventi manuali per spuntare ogni germoglio alla giusta misura. L'utilizzo del portinnesto Rootpac-20 consente di effettuare un solo intervento di potatura di manutenzione.

Potatura meccanica di un filare di mandorli

Le principali varietà di mandorlo presentano il vantaggio di produrre gemme fiorali per diversi anni dagli stessi organi produttivi (mazzetti di maggio, brindilli), semplificando la gestione.

Interviste e Visioni Future

Javier Pérez de Iriarte, agricoltore di Tafalla, ha condiviso la sua esperienza con il mandorlo superintensivo in seccagno, evidenziando i vantaggi della meccanizzazione nella gestione dei processi colturali e l'elevata redditività ottenuta, nonostante le fluttuazioni dei prezzi. La scelta della varietà Avijor, a fioritura tardiva, è stata fondamentale per mitigare i rischi legati alle gelate primaverili.

La visita tecnica in campo, organizzata a Imola, ha offerto l'opportunità di approfondire gli aspetti agronomici, vivaistici, impiantistici, di meccanizzazione e finanziari legati al mandorlo moderno, con la presentazione del CIMM come attore chiave per lo sviluppo futuro della filiera.

In sintesi, l'evoluzione della coltivazione del mandorlo, guidata da innovazioni tecnologiche e da un approccio sempre più mirato alla sostenibilità e all'efficienza, apre nuove prospettive per questa coltura in Italia e in Spagna, promettendo di consolidare il suo ruolo nell'agroalimentare moderno.

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