Driiiiiiinnnn! All'inizio del 2017, il telefono di Domenico Schingaro, gran chef del rinomato ristorante "i Due Camini" sulla costa pugliese, squillò. Dall'altra parte della cornetta c'era Sabrina Vittore, co-proprietaria, insieme al marito Antonio Pappalardo, del Tenimento al Castello di Sillavengo, una splendida struttura nel Novarese. La Vittore espose a Schingaro il suo desiderio di rilanciare l'offerta ristorativa del castello, creando un ristorante gastronomico interno. Cercava uno chef giovane, capace e volenteroso, e Schingaro non esitò a pensare subito a Maurizio D'Andretta, un collega di grande professionalità e amico fraterno.

La Genesi di uno Chef: Da Angri al Piemonte
Maurizio D'Andretta, nato ad Angri (Salerno) nel 1984, è figlio d'arte. Suo padre, Giovanni, aveva collaborato con il padre di Antonino Cannavacciuolo, creando un legame con la tradizione culinaria campana. Tuttavia, la madre Angela era originaria del Piemonte, e la famiglia si trasferì a Valenza Po. Il fratello di Maurizio, Diego, gestisce ad Alessandria il ristorante "DaDiego", specializzato in cucina di pesce, dimostrando una solida tradizione familiare nel settore della ristorazione.
La formazione di D'Andretta è stata un percorso di crescita costante, caratterizzato da un'ampia esperienza in strutture di alto livello. Ha affinato le sue competenze presso il Grand Hotel Palazzo della Fonte a Fiuggi, l'Hotel Monaco & Grand Canal a Venezia, per poi trasferirsi a Parigi per un anno, lavorando nel locale di Gualtiero Marchesi. La sua carriera lo ha poi portato in Sardegna all'Hotel Capo d’Orso, in Toscana e in Alto Adige al Tyrol di Selva. Questo "gran girovagare" è stato fondamentale per acquisire competenze diversificate e una visione ampia della ristorazione.
Il Trasferimento a Sillavengo: Una Scelta Strategica
Il fattore decisivo che ha portato D'Andretta a Sillavengo, nel febbraio dell'anno in cui è iniziata la nostra narrazione, non è stato un semplice battesimo professionale, ma un legame di amicizia. Prima di accettare la proposta di Sabrina Vittore, D'Andretta aveva trascorso tre anni come sous chef presso il Rosewood Castiglion del Bosco, lavorando al fianco di Enrico Figliuolo. La chiamata di Schingaro e l'opportunità offerta dai Pappalardo rappresentavano una sfida stimolante e un'occasione per imprimere la propria visione culinaria.
Il mandato dei proprietari del Tenimento al Castello era chiaro: "Vogliamo un cambiamento radicale della cucina". Questa richiesta mirava a trasformare un modello di ristorazione prevalentemente banchettistica in un'esperienza gastronomica di alto livello, capace di attrarre una clientela esigente e di valorizzare il territorio.
La Filosofia Culinaria di Maurizio D'Andretta: Legame con il Territorio e Oltre
Lo chef D'Andretta ha abbracciato la sfida con una visione precisa, volta a non snaturare la propria identità culinaria pur ricercando un profondo legame con il territorio. Il suo concetto si estende oltre i confini del solo Novarese, abbracciando l'intero Piemonte, ma senza preclusioni. L'idea è quella di esplorare e reinterpretare i prodotti locali, integrandoli con tecniche innovative e una sensibilità contemporanea.
"L’idea è comunque quella di non snaturarmi. Certo, di ricercare un legame col territorio, non necessariamente il solo Novarese (al di là di riso e gorgonzola), ma anche il Piemonte tutto. Però di andare anche oltre, senza paraocchi né barriere mentali." Questa dichiarazione di D'Andretta racchiude la sua filosofia: un equilibrio tra radici e innovazione, tra rispetto della tradizione e audacia creativa.
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Un Assaggio del Successo: La Cena al Q33
A pochi mesi dall'inizio del suo incarico a Sillavengo, i risultati del lavoro di Maurizio D'Andretta sono apparsi già estremamente soddisfacenti. La nostra esperienza gastronomica al ristorante, denominato Q33, è stata un crescendo inatteso e notevole. Le nostre aspettative iniziali, basate sulla trasformazione in corso, sono state superate da una sequenza di piatti che hanno dimostrato una notevole maturità e un'esecuzione impeccabile.
Abbiamo iniziato con antipasti buoni, che hanno saputo stuzzicare il palato introducendo le linee guida della cucina. I primi piatti si sono rivelati molto buoni, mostrando già una maggiore complessità e un'ottima padronanza delle tecniche. Il culmine della cena è stato raggiunto con i secondi piatti, definiti ottimi, che hanno evidenziato la capacità dello chef di esaltare gli ingredienti con abbinamenti audaci e sapori equilibrati.
L'Eccellenza nei Dessert: La Firma di D'Andretta
Particolarmente degna di nota è stata la sezione dei dessert, definiti eccellenti. In un percorso gastronomico, è piuttosto insolito che la parte dolce sia il punto più alto, ma al Q33 è stato esattamente così. Questo successo nella conclusione del pasto è una chiara indicazione di una mano esperta e di una tecnica raffinata che non si limita alle preparazioni salate. L'armonia generale dei sapori e la buona tecnica dimostrata in ogni portata hanno confermato la qualità della cucina proposta.

Tra i piatti che hanno lasciato un segno, spicca il "Carnaroli al nero, gorgonzola, gamberi rossi e pompelmo", un vero e proprio signature dish di D'Andretta a Sillavengo. Questo primo piatto incarna perfettamente la sua filosofia, combinando ingredienti apparentemente distanti in un equilibrio sorprendente di sapori e consistenze. Il contrasto tra la dolcezza dei gamberi rossi, l'intensità del gorgonzola, la nota amara del pompelmo e la ricchezza del nero si fonde in un'esperienza gustativa memorabile.
Ma il vero trionfo culinario si è manifestato nei dolci. Un esempio di questa eccellenza è la "Mela, frutta secca, frangelico e yuzu". Questo dessert, con la sua combinazione di elementi classici (mela, frutta secca) e tocchi innovativi (frangelico, yuzu), dimostra la capacità di D'Andretta di creare abbinamenti inaspettati e deliziosi, che chiudono il pasto con una nota di pura golosità e raffinatezza.
Il Futuro Promettente del Q33 e del Tenimento al Castello
Il ristorante Q33, guidato da Maurizio D'Andretta, rappresenta solo l'inizio di un percorso interessante e ambizioso. La struttura sta vivendo una fase di profonda trasformazione, che mira a consolidare la sua posizione nel panorama gastronomico di alto livello. A breve, è prevista l'inaugurazione di una nuova, grande cucina, firmata DeManincor, progettata per offrire agli chef uno spazio di lavoro all'avanguardia, funzionale e ispiratore. Questo investimento sottolinea l'impegno dei proprietari nel creare un ambiente che favorisca l'eccellenza culinaria.
L'insegna "Q33" stessa porta con sé una storia significativa. Deriva dal nome "Quota 33", un sacrario militare creato in Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo luogo, che ospita i resti di 5.200 soldati italiani e 232 ascari libici, è legato alla figura di Paolo Caccia Dominioni, ultimo discendente della famiglia proprietaria del castello. Ingegnere ed eroe di guerra, Caccia Dominioni scampò al disastro di El Alamein e si dedicò in seguito alla sistemazione di questo luogo della memoria. L'adozione di questo nome per il ristorante aggiunge un ulteriore livello di profondità e significato all'esperienza gastronomica, collegandola alla storia e al coraggio.
In sintesi, si sta costruendo qualcosa di importante al Tenimento al Castello di Sillavengo. La visione di Sabrina Vittore e Antonio Pappalardo, unita al talento e alla passione di Maurizio D'Andretta, sta trasformando il ristorante in una destinazione gastronomica di primo piano. L'armonia tra la ricerca del gusto, la tecnica impeccabile e un profondo legame con il territorio, unito a un occhio rivolto all'innovazione, promette un futuro radioso per il Q33 e per l'intera offerta del castello.
