Carolina Crescentini e l'eredità del Panettone Motta: un connubio tra arte, industria e tradizione

L'attrice Carolina Crescentini, nata a Roma e cresciuta nel quartiere Monteverde, ha intrapreso un percorso artistico che l'ha vista affermarsi nel panorama cinematografico e televisivo italiano. Dopo aver conseguito la maturità scientifica presso l'Istituto Massimiliano Massimo, ha scelto di proseguire gli studi universitari alla Facoltà di Lettere, con un indirizzo specifico sullo Spettacolo. La sua formazione è proseguita attraverso la frequenza di laboratori teatrali e la prestigiosa scuola di recitazione "Teatro Azione", diretta da Isabella Del Bianco e Cristiano Censi. Il suo talento è stato ulteriormente riconosciuto con l'ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove ha conseguito il diploma nel novembre del 2006.

Carolina Crescentini in un ritratto

La carriera di Carolina Crescentini è iniziata con ruoli di rilievo in ambito teatrale, cinematografico e televisivo. Il suo debutto sul grande schermo è avvenuto con il film "H2Odio" (2006), diretto da Alex Infascelli. L'anno successivo, il 2007, l'ha vista protagonista di "Notte prima degli esami - Oggi" di Fausto Brizzi, nel ruolo di Azzurra, al fianco di Nicolas Vaporidis. Nello stesso anno, ha recitato nuovamente con Vaporidis in "Cemento armato", opera prima di Marco Martani. La sua presenza televisiva si è fatta notare in un episodio della miniserie "Provaci ancora prof!" su Rai Uno, diretta da Rossella Izzo, e nella sitcom "Boris" sul canale satellitare Fox, diretta da Luca Vendruscolo.

Nel 2008, Crescentini è tornata sul grande schermo con "Parlami d'amore", adattamento dell'omonimo romanzo di Carla Vangelista e Silvio Muccino, che ha segnato anche il debutto alla regia di quest'ultimo. Per la sua interpretazione, Carolina Crescentini ha ricevuto una candidatura come miglior attrice non protagonista ai David di Donatello. Ha inoltre recitato nel film "I demoni di San Pietroburgo", diretto da Giuliano Montaldo. Nello stesso anno, è stata protagonista del videoclip "Non c'è contatto", primo singolo estratto dall'album "Lunatica" di Silvia Mezzanotte.

Il 15 giugno 2009, ha ricevuto il premio Giuseppe De Santis come migliore attrice emergente dell'anno. Nello stesso anno, a maggio, ha posato per l'edizione italiana di Playboy, e ha partecipato al videoclip dei Baustelle "Gli spietati". Nel 2011, è stata impegnata nelle riprese di "Ti amo troppo per dirtelo", terzo film di Marco Ponti, accanto a Francesco Scianna, Jasmine Trinca, Enrico Bertolino, Valeria Bilello, Germana Pasquero, Davide Silvestri e Fabio Troiano. Altri suoi lavori includono "Grosso guaio all'Esquilino - La leggenda del kung fu", regia di YouNuts!, e "Diabolik - Chi sei?", regia dei Manetti Bros.

La sua vita privata ha visto un importante capitolo con il matrimonio con Francesco Motta, cantautore di successo. La loro unione, celebrata in Toscana, ha rappresentato un felice epilogo di una relazione iniziata due anni prima. La figura di Francesco Motta, e più in generale il cognome "Motta", ci porta inevitabilmente a riflettere su un'eredità industriale e culturale di primaria importanza per l'Italia, strettamente legata alla tradizione del panettone.

La Nascita di un Impero Dolciario: Angelo Motta e la Rivoluzione del Panettone

La storia del marchio Motta affonda le sue radici nel 1919, quando Angelo Motta fondò una società individuale, la "Angelo Motta Pasticciere", in un modesto laboratorio artigianale di prodotti dolciari situato in Via della Chiusa a Milano. Questo inizio umile segnò l'alba di una delle più importanti realtà industriali italiane nel settore alimentare. Nel 1930, la denominazione della società cambiò in "Dolciaria Milanese", un passo che rifletteva l'ambizione di espandere la propria attività.

Angelo Motta con il suo primo laboratorio

Negli anni successivi, l'azienda aprì numerosi punti vendita in posizioni strategiche di Milano, tra cui Corso Buenos Aires, Piazzale Baracca, Viale Corsica, Largo Carrobbio, Corso Garibaldi e Piazza del Duomo. Questa capillare presenza sul territorio milanese contribuì a consolidare la notorietà del marchio e a rendere i suoi prodotti accessibili a un pubblico sempre più vasto.

L'estate del 1950 segnò un momento cruciale con la nascita della divisione gelati e la messa in produzione del celebre gelato "Mottarello". Questo prodotto divenne rapidamente un'icona, rappresentando un'innovazione nel mercato dei gelati e contribuendo ulteriormente alla crescita e alla diversificazione dell'azienda.

Un altro traguardo significativo fu raggiunto nel 1954, quando Motta introdusse sul mercato quella che viene considerata la prima vera merendina italiana: il "Buondì". Questo prodotto rivoluzionario anticipò tendenze future nel settore dei prodotti da forno confezionati, dimostrando la capacità di Motta di intercettare e guidare le esigenze dei consumatori. Nello stesso anno, Motta strinse un importante accordo con la multinazionale americana Nabisco per la produzione di crackers e snack salati destinati al mercato italiano, ampliando ulteriormente il proprio raggio d'azione.

Angelo Motta scomparve nel 1957 a Milano, ma la sua eredità imprenditoriale continuò a prosperare. La sua visione e la sua capacità di innovazione avevano posto le basi per un futuro di successi.

L'Era della SME e la Fusione con Alemagna: Trasformazioni Industriali e Strategie di Mercato

Il destino della Motta si intrecciò profondamente con quello della SME (Società Meridionale Elettrica), un'importante holding italiana. La SME divenne azionista di maggioranza di Motta nel 1968, iniziando un processo di integrazione che avrebbe ridefinito il panorama dell'industria dolciaria italiana.

Nel 1970, la SME acquisì anche l'Alemagna, azienda dolciaria milanese considerata la tradizionale rivale di Motta. Questa mossa strategica portò alla creazione, nel 1976, della Unidal (Unione Industrie Dolciarie e Alimentari), nata dalla fusione di Motta e Alemagna. La Unidal era inizialmente controllata dalla SME per il 58% del capitale, con partecipazioni di Bastogi, della famiglia Alemagna (18%), degli eredi Motta (6%) e il resto quotato in borsa.

Tuttavia, la Unidal si trovò ad affrontare significative perdite di bilancio e nel 1977 venne messa in liquidazione. Al suo posto sorse la Sidalm (Società Italiana Dolciaria Alimentare Milano), una società interamente controllata dalla SME. La Sidalm fu gestita dalla Sofin, un'altra finanziaria pubblica, fino al 1983, con l'obiettivo di risanare la situazione finanziaria ed evitare il dissesto dell'intera SME. Nel 1986, la Sidalm fu incorporata in Alivar, un raggruppamento di aziende del settore alimentare acquisito dalla SME nel 1974 da Montedison (che includeva marchi come Pavesi, Pai, Bertolli, De Rica). Infine, nel 1990, Alivar confluì nel Gruppo Dolciario Italiano, anch'esso sotto l'egida della SME.

Le divisioni di produzione dei gelati di Motta e Alemagna seguirono un percorso separato, venendo incorporate nel 1977 in Italgel. La Italgel scomparve alla fine del XX secolo, con la gestione totale della divisione gelati e surgelati che passò sotto il controllo di Nestlé. Fino alla cessione da parte di Nestlé delle sue attività internazionali nel segmento gelati a Froneri, le unità produttive ex-Italgel continuarono a operare, con la maggior parte della produzione concentrata nelle città di Parma e Ferentino. Nel 2017, Froneri decise di chiudere lo storico stabilimento di Parma, motivando la decisione con la sovrapposizione dei due siti produttivi.

Il 31 luglio 2009, Nestlé e Bauli sottoscrissero l'acquisizione definitiva da parte di Bauli S.p.A. del ramo di azienda Nestlé denominato "Business Unit Forno", attivo nella produzione di dolci, lieviti e prodotti da forno commercializzati con i marchi Motta, Alemagna, Tartufone Motta, Trinidad e Gran Soffice. Questa attività era stata rilevata da Nestlé nel 1993 con l'acquisizione dalla SME del Gruppo Dolciario Italiano, e includeva il connesso sito produttivo di San Martino Buon Albergo (VR).

L'Iconografia del Natale: Il Logo Motta e la Nascita di un Immaginario Collettivo

Il marchio originario della Motta era rappresentato da una "M" maiuscola stilizzata che incorporava le guglie del Duomo di Milano. Questo logo, elaborato nel 1934 dal designer Severo Pozzati (noto come Sepo) su incarico di Dino Villani, capo ufficio pubblicità di Motta, aveva una doppia valenza: simboleggiava sia il nome "Motta" che la città di Milano.

Il primo logo Motta con le guglie del Duomo

Dopo il passaggio della società alla SME, questo logo venne sostituito da uno stendardo verticale a due punte con scritte bianche, con colorazioni distinte: azzurro per i gelati e rosso per i prodotti da forno. Successivamente all'acquisizione del comparto gelati da parte di Nestlé, nel 1996, questo storico logo fu modificato solo per questo settore. Venne introdotta una figura ovale bianca e azzurra con la scritta "Gelati Motta" al centro (dal 2002 semplicemente "Motta" in rosso) e il marchio Nestlé in posizione superiore. Questo nuovo logo era un riadattamento del marchio dei "Glaces Gervais", adottato dalla multinazionale svizzera per le sue attività nel comparto gelati in Francia.

La Motta non si limitò a produrre il panettone, ma fu pioniera anche in altri settori. Nel 1919 produsse il primo panettone, da cui nel 1950 derivò una versione più piccola, il "Mottino", considerato il capostipite di tutte le merendine. Il "Buondì" arrivò nel 1953. Negli anni settanta, la SME sviluppò il marchio Motta anche nel mercato degli snack al cioccolato, con il lancio di prodotti come "Ciocori" (tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70, insieme ad altri snack come Sofli e Gong) e "Biancori". Nello stesso periodo, la SME tentò di affermare il marchio Motta nel mercato delle creme spalmabili con "Genuita", un prodotto che però ebbe scarso successo a causa del predominio di Ferrero con Nutella.

Nel corso degli anni, l'azienda si avvalse della collaborazione di personaggi dello spettacolo e dello sport per le sue campagne pubblicitarie. Nel 1994, Stefano Accorsi, allora uno sconosciuto figurante pubblicitario, comparve in una serie di spot per il prodotto "Maxibon". Nel 1993, il protagonista della campagna pubblicitaria del "Maxicono" fu Andrea Giani, uno dei più grandi pallavolisti italiani.

Il Panettone: Un Simbolo di Identità Nazionale e Innovazione Industriale

Il panettone, da dolce natalizio milanese, si è trasformato nel corso del tempo in un simbolo dell'identità italiana, capace di unire il paese e di diffondersi a livello globale. La storia di questo dolce è intrinsecamente legata alle intuizioni imprenditoriali, alle capacità industriali e alle campagne di marketing che hanno reso il panettone un fenomeno culturale.

La Motta venne fondata nel 1919, l'Alemagna nel 1921, e il primo Pandoro fu sfornato da Ruggero Bauli nel 1922. Queste tre aziende hanno segnato la storia dell'industria alimentare italiana e hanno contribuito a plasmare l'immaginario natalizio collettivo attraverso affissioni e spot televisivi.

Angelo Motta è stato un pioniere nell'ampliare la produzione, trasformando una pasticceria artigianale in un'industria che arrivò ad impiegare quasi cinquemila dipendenti. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il panettone divenne il dolce simbolo del boom economico italiano del dopoguerra. I Motta sono riconosciuti come gli inventori del panettone nella sua forma moderna: alto, nel pirottino, prodotto in massa. Uno spot provocatorio del 2019 recitava: "Una sega! Ecco cosa mangereste se noi non avessimo inventato il panettone", sottolineando l'impatto rivoluzionario dell'azienda.

Negli anni Trenta, sotto la guida di Dino Villani, l'Ufficio Propaganda della Motta sfornò nel 1936 anche la prima colomba, un dolce creato a tavolino dal marketing aziendale per sfruttare le linee produttive al termine della stagione natalizia. Le pubblicità di Motta e Alemagna di quel periodo si sfidavano a colpi di manifesti che raffiguravano essenzialmente due elementi: un panettone e il Duomo di Milano, disegnati dai migliori artisti e illustratori dell'epoca.

Pubblicità storica di un panettone Motta o Alemagna

Nel 1948, mentre le materie prime come farina, burro e zucchero erano ancora razionate, Alemagna incaricò Dino Villani di organizzare un concorso per creare un manifesto iconico. Il vincitore avrebbe disegnato un angelo sorridente con un panettone su un vassoio. L'immagine divenne subito celebre, caratterizzata da una grafica pulita e uno stile decorativo che ricordava le vetrate delle cattedrali. Nonostante il tema natalizio e l'efficacia dell'immagine, si narra che Gino Alemagna avesse approvato la campagna principalmente perché l'angelo gli ricordava il nome del suo più agguerrito concorrente, Angelo Motta, temendo che quest'ultimo potesse rubargli l'idea.

L'avvento del Carosello nel 1957 vide la partecipazione sia di Motta che di Alemagna. Le regole della RAI prevedevano un minuto e mezzo di "storia" e trenta secondi di pubblicità finale. Bauli si unì alla competizione televisiva solo nel 1968. Alemagna creò la contessa Filomena e le sue avventure in rima, concludendo sempre con la frase "Alemagna ullalà è una cuccagna". Motta ingaggiò personaggi come Pippo Baudo e Romina Power, investendo in spot che hanno fatto la storia della televisione, come "Il grande abbraccio" del 1975, che mostrava un gigantesco panettone in un paesino innevato con effetti speciali inediti e comparse prese dalla popolazione locale. Nello stesso anno, Bauli impressionò con uno spot artistico e dal taglio ermetico dedicato al pandoro, girato da Gillo Pontecorvo, regista di fama internazionale.

Le innovazioni continuarono: nel 1980, Motta allegò al panettone tradizionale un disco in plastica morbida con una canzoncina natalizia, "Babbo Blu", cantata da Bruno Lauzi. Nel 1996, Renato Pozzetto interpretò il mitico spot "Il Natale quando arriva, arriva", un claim che rimase in onda fino al 2002 e che è entrato nel linguaggio comune degli italiani.

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Per quanto riguarda Bauli, la loro lunga storia di investimenti pubblicitari ha visto la collaborazione di registi di fama mondiale come John Landis, e di nomi meno scontati come i fratelli Taviani (1976) o lo stesso Pontecorvo. Nel 1982, Maurizio Nichetti diresse una campagna pubblicitaria per posizionare un panettone sfornato a Verona nel cuore degli italiani, con lo slogan diretto e semplice: "Quando il panettone è buono non importa da dove arriva", pronunciato dall'attore Walter Valdi.

Nel tentativo di affermarsi non solo per il pandoro, ma anche per il dolce milanese, nel 1985 Bauli lanciò una campagna martellante su tutti i mezzi di comunicazione, con quasi 700 spot televisivi, affissioni, pubblicità radiofonica e stampa. Questi furono gli anni della "Milano da bere", dell'autoaffermazione personale e del consumismo che stava cambiando il significato della Festa, da religiosa a laica. Il marketing Bauli decise di puntare tutto sui valori familiari. Lo spot più memorabile, datato 1988 e pianificato fino al 1990, fu il primo a escludere gli adulti e le famiglie tradizionali, presentando una surreale comunità formata da un pianista e un gruppo eterogeneo di bambini, tra cui si potevano scorgere i giovani Elio Germano e Ilary Blasi. I pubblicitari dell'epoca lo definirono un "presepe laico con un Babbo Natale in borghese", ispirato al rock americano degli anni Cinquanta, con un motivo familiare ed evocativo. "Baciamoci con Bauli" divenne per tre decenni il segnale dell'arrivo della stagione natalizia, sostituito nel 2005 da una melodia ispirata ai Genesis e alla musica strumentale degli anni Settanta, "A Natale puoi".

Il panettone è il dolce che ha unito l'Italia e che ancora oggi è il simbolo del Natale nel mondo, grazie alla pubblicità e, soprattutto, all'emigrazione che lo ha portato ovunque insieme ai connazionali. Michele Bauli, in occasione del lancio dei Panettoni Motta 2025 firmati da Bruno Barbieri (dolci e, per la prima volta, salati), ha sottolineato la vocazione all'innovazione di Motta, evidenziando come sia stata pioniera non solo nel panettone, ma anche nella prima merendina e nella colomba. "La storia di Bauli e di Motta dimostrano che la tradizione evolve, come i gusti e le abitudini", ha affermato. Tancredi Alemagna, che oggi produce i panettoni T'A Milano ed esporta in tutto il mondo, ha aggiunto che mentre in Italia si predilige il panettone classico, nel resto del mondo viene consumato tutto l'anno e si apprezzano le versioni contemporanee e non tradizionali, come quelle con pistacchio e lampone.

La pubblicità ha sempre giocato un ruolo fondamentale nel raccontare l'evoluzione di questi dolci. Alla fine degli anni Sessanta, uno spot rappresentava un guardiano del faro solitario sorpreso dalla famiglia a Natale. Nel 2023, uno spot simile mostrava un ferroviere che ritrovava la famiglia a bordo del treno la sera della Vigilia. Nel 2022, una ragazzina "dark" di nome Bianca, inizialmente allergica al Natale, si scioglieva alla vista di un pandoro interamente al cioccolato.

Il Natale è passato, e il tradizionale panettone si trova ora sugli scaffali delle super-offerte, presto sostituito da torroni e pandori che lasceranno il posto alle bugie e ai coriandoli di Carnevale. Un tempo, il "derby" di Milano non era solo quello di San Siro tra Inter e Milan, ma si combatteva a suon di farina, lievito, zucchero, uova e canditi tra il panettone della Motta e quello della Alemagna. La Motta, fondata nel 1919 da Angelo Motta in via della Chiusa, era un laboratorio di prodotti dolciari. Si narra che negli anni Cinquanta i nastri trasportatori dei panettoni avessero una lunghezza di oltre trenta chilometri e che per produrre questo iconico dolce meneghino, nella stagione alta, si dovessero impiegare mezzo milione di galline. Dall'altra parte, Gioacchino Alemagna, classe 1892, iniziò la sua carriera come apprendista nelle pasticcerie milanesi. La bontà dei suoi panettoni e l'apertura di un locale a marchio "Alemagna" in via Torino, vicino a Piazza Duomo, fecero crescere la popolarità del marchio.

Verso la fine degli anni Cinquanta, Angelo Motta scomparve, ma l'azienda continuò la sua attività senza particolari intoppi. Negli anni Settanta, poco dopo la morte di Gioacchino Alemagna nel 1974, Motta e Alemagna si fusero. Queste poche righe bastano a evocare una Milano romantica, che all'arrivo del freddo invernale si addobbava con le luci natalizie e i profumi della lavorazione dei panettoni di queste due grandi e storiche aziende.

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