La Grande Bugia Verde: Analisi Critica delle Narrazioni sul Cambiamento Climatico

La questione del cambiamento climatico è diventata un pilastro centrale nel dibattito pubblico e politico contemporaneo, permeando ogni aspetto della vita quotidiana, dalle scelte di consumo alle politiche energetiche. Tuttavia, una narrazione unitaria e apparentemente inattaccabile, spesso definita "mainstream", viene messa in discussione dal recente saggio di Nicola Porro, "La grande bugia verde" (Liberilibri, 2024). Il libro, che ha riscosso un notevole successo editoriale, raccoglie le ricerche di specialisti in diverse discipline - fisici, geologi, climatologi, meteorologi, economisti e ingegneri - per offrire una prospettiva alternativa e critica sulle tesi dominanti riguardo al cambiamento climatico di origine antropica (OACC).

Il Fenomeno della "Verità Illusoria" e la Ripetizione come Strategia

Prima di addentrarci nelle specifiche argomentazioni presentate nel libro, è utile considerare un principio psicologico fondamentale che spiega la persistenza di determinate credenze, anche quando smentite dai fatti: l'effetto della "verità illusoria" (illusory truth effect). Questo fenomeno, studiato da tempo, dimostra come la ripetizione di un'affermazione, indipendentemente dalla sua veridicità oggettiva, tenda ad aumentarne la percezione di veridicità da parte degli individui. Un esperimento citato nell'introduzione all'argomento, condotto su studenti universitari, ha rivelato che affermazioni plausibili, sia vere che false, venivano valutate come più veritiere dopo essere state ripetute in sessioni successive. È cruciale notare che questo effetto non sembra dipendere dalla fonte dell'affermazione, manifestandosi anche quando la fonte è nota per la sua inaffidabilità o quando l'affermazione è accompagnata da un avvertimento sulla sua validità.

L'incremento della percezione di veridicità dovuto alla ripetizione non è lineare, bensì segue una scala logaritmica, con il picco massimo raggiunto con la prima ripetizione. La teoria prevalente per spiegare questo meccanismo è quella della "processing fluency", ovvero la facilità con cui un'informazione viene elaborata. Nella vita di tutti i giorni, associamo la familiarità alla veridicità perché siamo mediamente esposti più spesso alle versioni corrette delle affermazioni. Tuttavia, questo stesso meccanismo può essere sfruttato strategicamente per diffondere e consolidare disinformazione.

Illustrazione che mostra il concetto di

La domanda strategica che sorge spontanea è: perché, nel 2024, un giornalista dovrebbe pubblicare un libro che riprende tesi già ampiamente confutate negli ultimi vent'anni? La risposta, come accennato, risiede nell'efficacia della ripetizione. L'obiettivo è rinforzare la percezione di verità di affermazioni come "I ghiacciai non si stanno sciogliendo" o "Non c'è un vero consenso scientifico sul cambiamento climatico", rendendo la correzione di tali credenze un'impresa ardua.

"La Grande Bugia Verde": Struttura e Tesi Fondamentali

Il libro di Nicola Porro si articola in tre parti principali, ognuna delle quali affronta specifici nuclei tematici legati al dibattito sul cambiamento climatico:

  1. Modelli Climatici e loro Presunta Inadeguatezza: La prima parte del saggio si concentra sui modelli climatici globali (GCM), descritti come rappresentazioni matematiche complesse del sistema climatico. Porro, attraverso i contributi di ricercatori come Nicola Scafetta, sostiene che questi modelli siano intrinsecamente difettosi e inaffidabili, basandosi su principi della fisica climatica rigorosi ma spesso in disaccordo con le osservazioni empiriche. Viene sollevata la critica che i GCM falliscano nel riprodurre correttamente il riscaldamento della troposfera, come suggerito dai dati satellitari, che mostrerebbero un riscaldamento notevolmente inferiore rispetto a quello predetto dai modelli.

  2. Assenza di Correlazione tra CO2 e Fenomeni Climatici Estremi: La seconda parte del libro mira a dimostrare l'assenza di una correlazione significativa tra l'aumento dell'anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera e l'occorrenza di fenomeni allarmanti, come la fusione dei ghiacciai e l'aumento di eventi climatici estremi. Le tesi presentate in questa sezione mettono in discussione l'idea che le attività umane siano il principale motore del cambiamento climatico, suggerendo invece una maggiore influenza di fattori naturali.

  3. Critica alle Politiche di Transizione Ecologica: La terza parte del saggio analizza criticamente le politiche di transizione ecologica, evidenziando i costi elevati, gli interessi economici in gioco e l'impatto sull'industria e sull'occupazione. Viene messa in luce la presunta strumentalizzazione della scienza da parte della "propaganda green" per promuovere un modello di sviluppo occidentale.

Il Consenso Scientifico: Una "Tagliola" o una Realtà Consolidata?

Uno dei punti focali della critica mossa da Porro riguarda la percentuale del 97% di consenso scientifico sull'origine antropica del cambiamento climatico (OACC). Secondo il giornalista, questa cifra, spesso utilizzata per chiudere il dibattito, deriverebbe da un unico studio di dottorato condotto da Maggie Zimmerman e Peter Doran nel 2009. Porro contesta la metodologia di questo studio, evidenziando un basso tasso di risposta (30.7%) e la vaghezza delle domande poste.

Tuttavia, l'analisi fornita nel testo smonta queste critiche. Innanzitutto, un tasso di risposta del 30.7% è considerato tipico e accettabile per i sondaggi online. In secondo luogo, la traduzione italiana delle domande, come riportata da Porro, omette la parola "significant" ("significativo") dalla seconda domanda, alterandone il senso originale. La domanda corretta chiedeva se l'attività umana fosse un fattore significativo nel cambiamento delle temperature globali, a cui l'80% dei partecipanti rispose affermativamente. Isolate le risposte degli specialisti del clima, la percentuale di "sì" sale al 97.4%.

È importante sottolineare che il 97% non deriva esclusivamente dallo studio di Zimmerman e Doran. Studi successivi, come quello di John Cook e colleghi del 2013 che ha revisionato 11.944 abstract di articoli scientifici, hanno confermato risultati simili, con il 97.1% degli studi che sostenevano l'origine antropica del cambiamento climatico. Altri studi indipendenti (Anderegg et al., 2010; Stenhouse et al., 2014) hanno corroborato questa percentuale. Pertanto, lungi dall'essere una cifra arbitraria, il 97% rappresenta una stima consolidata che indica un ampio consenso scientifico sull'OACC. Il punto cruciale non è l'esatta percentuale, ma l'esistenza di un consenso esteso e misurabile tra gli scienziati competenti in materia.

Grafico che mostra la convergenza delle misurazioni di temperatura della bassa troposfera di UAH e RSS, a supporto della validità dei dati satellitari.

Modelli Climatici e Dati Satellitari: Un Dibattito Risolto?

La critica di Nicola Scafetta, riportata nel libro, secondo cui le misurazioni satellitari delle temperature non confermerebbero le previsioni dei GCM riguardo al riscaldamento della troposfera, viene anch'essa analizzata in dettaglio. Scafetta sostiene che i dati satellitari mostrino un riscaldamento troposferico inferiore a quello previsto dai modelli.

Il testo spiega che questa discrepanza era oggetto di dibattito scientifico, ma è stata ampiamente risolta. Fino ai primi anni 2000, esistevano divergenze tra i dati raccolti da due gruppi di ricerca (UAH e RSS) nell'analisi dei dati satellitari. Queste divergenze erano dovute a errori sistematici nelle misurazioni, come l'interferenza dello strato atmosferico intermedio (stratosfera) e le alterazioni orbitali dei satelliti. Successivi lavori di altri team hanno permesso di correggere questi difetti, portando a una convergenza dei dati UAH e RSS. I grafici aggiornati mostrano che le temperature medie globali nella troposfera sono aumentate dal 1980, confermando le previsioni dei GCM.

Altre Tesi Critiche e la Loro Contestualizzazione

Il libro di Porro solleva ulteriori questioni critiche, tra cui:

  • La riduzione dei ghiacci artici: Viene affermato che i ghiacci artici non si stanno riducendo, anzi, nel 2022 avrebbero guadagnato circa 600 miliardi di tonnellate di nuova neve. Dati simili vengono riportati per i ghiacciai del polo sud.
  • L'aumento dei disastri naturali: Si nega che il numero di morti causate da disastri naturali sia in crescita o che i dati indichino un aumento dei fenomeni meteorologici estremi.
  • La correlazione tra CO2 e temperatura: Viene contestata l'idea di una correlazione diretta tra l'aumento della CO2 e l'andamento della temperatura, citando studi che suggeriscono una correlazione inversa o inesistente su scale temporali geologiche. Vengono citati fisici come Happer e Lindzen, i quali asseriscono che su scale temporali di centinaia di milioni di anni non vi è correlazione tra temperatura e concentrazione di CO2. Tuttavia, è fondamentale considerare la scala temporale. Mentre Happer e Lindzen analizzano 600 milioni di anni, l'IPCC si concentra su 60 milioni di anni. Su scale temporali più brevi, come dal 1850 ad oggi, l'aumento delle emissioni di CO2 da combustibili fossili coincide con l'aumento della temperatura.
  • L'impatto positivo della CO2 sulle colture: Alcuni scienziati coinvolti nel libro asseriscono che l'aumento della CO2 sia un fatto positivo che migliorerà le rese agricole. È vero che le piante C3 rispondono positivamente all'aumento di CO2, ma la crescita delle piante è influenzata da molteplici fattori, tra cui temperatura e disponibilità idrica, che possono essere negativamente impattati dal cambiamento climatico.
  • Le critiche alle politiche di transizione ecologica: Vengono evidenziati i costi elevati delle energie rinnovabili, la dipendenza da risorse limitate (terre rare), l'impatto ambientale della produzione e dello smaltimento delle tecnologie verdi, e il rischio di inganni legati agli incentivi e alla comunicazione sull'efficienza degli impianti.

Il cambiamento climatico spiegato con i numeri giusti

La Natura dei Cambiamenti Climatici: Cicli Naturali o Impatto Antropico?

Il libro di Porro sostiene che il clima è sempre cambiato, indipendentemente dalla presenza umana, alternando fasi calde e fredde. Viene citato il caso di Annibale che valicò le Alpi con gli elefanti nel 218 a.C., segno di un clima più caldo. Si afferma che non vi è correlazione tra l'aumento della CO2 registrato dal 1880 e l'andamento della temperatura nello stesso periodo.

La scienza del clima, tuttavia, distingue tra il "clima" e il "meteo". Il meteo è una scienza probabilistica con attendibilità limitata a pochi giorni, mentre il clima studia le tendenze su periodi prolungati (idealmente trent'anni) e le ere geologiche. I modelli climatici, pur complessi e soggetti a dibattito, si basano su principi fisici consolidati e le loro previsioni, pur con incertezze, sono un punto di riferimento per comprendere le tendenze future. L'IPCC, attraverso i suoi rapporti, fornisce valutazioni del grado di certezza dei dati, che variano da "eccezionalmente improbabile" a "praticamente sicuro".

Le emissioni di gas serra (GHG) di origine antropica, come CO2, metano e protossido d'azoto, derivanti dall'uso di combustibili fossili, dall'allevamento, dalle attività industriali e agricole, sono state identificate come la causa principale dell'incremento della temperatura terrestre a partire dal 1950. Sebbene esistano fattori naturali che influenzano il clima (attività solare, eruzioni vulcaniche, cicli orbitali), il consenso scientifico attuale attribuisce all'azione umana un ruolo predominante nell'accelerazione del riscaldamento osservato.

Il Ruolo della Scienza e dell'Informazione

Il saggio "La grande bugia verde" solleva importanti interrogativi sull'uso della scienza nell'informazione e sul rischio di manipolazione delle opinioni pubbliche. La critica all'uniformità del pensiero "mainstream" e la richiesta di dare voce a scienziati "anti-catastrofisti" sono legittime in una società democratica che valorizza il pluralismo delle idee.

Tuttavia, è fondamentale che la discussione si basi su un'analisi rigorosa dei dati e delle metodologie scientifiche. L'effetto della "verità illusoria" ci ricorda quanto sia facile essere influenzati dalla ripetizione di affermazioni, anche quando queste non trovano riscontro nell'evidenza scientifica. La complessità del sistema climatico richiede un approccio basato su studi approfonditi, revisioni paritarie e un dialogo aperto tra diverse prospettive scientifiche. "La grande bugia verde" stimola questo dibattito, invitando a una riflessione critica sulle narrazioni dominanti e sulla loro base scientifica, ma è essenziale che tale riflessione sia informata e supportata da evidenze solide.

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