La Fondazione Don Gnocchi: Storia, Evoluzione e Impatto nel Campo della Riabilitazione

Il Centro "Spalenza" di Rovato, oggi parte integrante della Fondazione Don Gnocchi, rappresenta un esempio emblematico di come una struttura sanitaria possa evolversi nel tempo, adattandosi alle nuove sfide mediche e sociali e mantenendo saldo il proprio impegno nel servizio alla vita e al benessere delle persone. La sua storia è intrecciata con quella della Fondazione stessa, un'opera nata dalla visione caritatevole di Don Carlo Gnocchi e che oggi si configura come una delle più importanti realtà italiane nel settore della riabilitazione e dell'assistenza sanitaria.

Le Origini e la Trasformazione del Centro "Spalenza" di Rovato

Il nucleo originario dell'attuale Centro "Spalenza" affonda le sue radici nel lontano Settecento, quando a Rovato venne realizzato un ospedale. Tuttavia, fu verso la fine dell'Ottocento che la struttura conobbe un significativo ampliamento e consolidamento grazie alla cospicua donazione del dottor Ettore Spalenza, a cui l'ospedale venne successivamente intitolato. Questo ampliamento segnò un momento cruciale, dotando la cittadina di un presidio sanitario di maggiore rilevanza.

Struttura ospedaliera storica

Un altro elemento architettonico di rilievo fu la costruzione, tra il 1929 e il 1930, della chiesa situata all'interno del perimetro dell'attuale Centro, su progetto dell'ingegner Filippo Migliorati di Rovato. Questo dettaglio sottolinea l'integrazione storica tra l'aspetto assistenziale e quello spirituale nella concezione delle istituzioni sanitarie dell'epoca.

Gli anni '50 rappresentarono un periodo di massimo sviluppo per l'ospedale di Rovato, caratterizzato da un'ampia operosità e un forte consenso sociale. La struttura disponeva di reparti di medicina e chirurgia e includeva un ricovero per anziani, testimoniando un'offerta assistenziale diversificata.

La fine degli anni '70 segnò una svolta significativa con l'assorbimento quasi totale dell'ospedale di Rovato in quello di Chiari, all'interno della USSL 34. Questa riorganizzazione ridusse drasticamente l'attività autonoma del presidio rovigino. Un progetto di ampliamento previsto negli anni '90, che includeva nuovi servizi come un centro psico-sociale, un centro per terapie psichiatriche e di risocializzazione, e l'installazione di una TAC, non trovò poi seguito, lasciando intravedere un potenziale non pienamente realizzato.

Il vero punto di svolta per il futuro del Centro "Spalenza" giunse con l'accordo con la Fondazione Don Gnocchi per la sua riconversione in un moderno presidio riabilitativo. Questo progetto, nell'ambito di una sperimentazione gestionale pubblico/privato, vide la collaborazione della Regione Lombardia, dell'Azienda Ospedaliera "M. Mellini" di Chiari e dell'Amministrazione comunale di Rovato. L'entusiasmo della popolazione locale accompagnò questo accordo, presagendo una nuova era per la struttura.

Oggi, il Centro "Spalenza" opera come una moderna struttura di riabilitazione, attiva dal 2006 a seguito della ristrutturazione del vecchio ospedale cittadino. Accoglie pazienti affetti da patologie post-acute che necessitano di trattamenti riabilitativi specialistici. In particolare, il Centro afferisce al Dipartimento di Cura e Riabilitazione delle Gravi Cerebrolesioni Acquisite (GCA) della Fondazione Don Gnocchi, un dipartimento che estende la sua influenza anche ai Centri di Torino, Milano (con l'Istituto "Palazzolo" e il Centro IRCCS "S. Maria Nascente"), La Spezia, Firenze e S.

Logo Fondazione Don Gnocchi

La Visione di Don Carlo Gnocchi: Dagli Orfani di Guerra alla Riabilitazione Moderna

La storia della Fondazione Don Gnocchi affonda le sue radici nel profondo desiderio di carità e servizio ai sofferenti di Don Carlo Gnocchi. Già durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, Don Gnocchi maturò il sogno di dedicarsi a un'opera di carità, servendo i poveri per tutta la vita. Questo desiderio prese forma concreta a partire dal 1945, quando venne nominato direttore dell'Istituto Grandi Invalidi di Arosio (Co), accogliendo i primi orfani di guerra e bambini mutilati.

Il problema dei bambini resi invalidi dalla guerra, i cosiddetti "mutilatini", era imponente. La malattia colpiva in Italia una media di tremila fanciulli all'anno. Per coordinare meglio gli interventi assistenziali, nel 1948 Don Gnocchi fondò la "Federazione Pro Infanzia Mutilata", che ottenne un primo riconoscimento ufficiale nel 1949 con decreto del Presidente della Repubblica.

La metodologia riabilitativa di Don Gnocchi poneva un'enfasi particolare sul recupero morale e psicologico del fanciullo, attraverso una pedagogia basata sul potenziamento della volontà e integrata dalle "forze soprannaturali messe a disposizione dal Cristianesimo". Si trattava di una terapia completa, che abbracciava sia l'anima che il corpo, il lavoro e il gioco, l'individuo e l'ambiente. La sua visione includeva la psicoterapia, l'ergoterapia e la fisioterapia, tutte convergenti verso la rieducazione della personalità vulnerata.

Nel 1955, Don Carlo lanciò la sua ultima grande sfida: la costruzione di un moderno Centro che rappresentasse la sintesi della sua metodologia riabilitativa. Il suo lascito, espresso nelle parole "Amis, ve raccomandi la mia baracca…", divenne una parola d'ordine per i suoi successori.

Dal 1963, la Pro Juventute - che dal 1957 era diventata "Fondazione Pro Juventute Don Carlo Gnocchi" - iniziò ad estendere la sua presenza sul territorio nazionale, arrivando a contare 12 Centri di importanza regionale e decine di poliambulatori e Centri minori. L'ambito delle attività riabilitative venne ampliato per includere ogni forma di handicap, dai motulesi ai neurolesi, ai malformati congeniti, focomelici e distrofici.

Questo percorso di crescita e specializzazione portò, nel 1991, al riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) di diritto privato per il Centro "S. Maria Nascente" di Milano. Nel 2000, tale riconoscimento fu esteso anche al Centro "S. Maria Nascente" di Gavirate.

Oggi, la Fondazione Don Gnocchi si configura come uno dei più grandi gruppi di ospedali privati italiani, con quattordici ospedali (di cui due IRCCS), otto RSA (residenze sanitarie assistenziali) e molteplici ambulatori. La sua presenza è ubiquitaria sul territorio nazionale, e opera principalmente nei settori della fisiatria, della neuropsichiatria infantile e delle cure palliative. Con Decreto Dirigenziale della Città Metropolitana di Milano del 20 gennaio 2026, la Fondazione ha acquisito la qualifica di Ente del Terzo Settore (ETS), iscrivendosi al RUNTS. Attualmente, la Fondazione conta oltre 5700 operatori, testimoniando la sua vasta portata e il suo impatto significativo nel panorama sanitario italiano.

L'Eccellenza nella Riabilitazione: Gravi Cerebrolesioni Acquisite e Tecnologie Innovative

Il Centro "Spalenza" di Rovato, in quanto parte della Fondazione Don Gnocchi, si distingue per l'eccellenza nel trattamento delle Gravi Cerebrolesioni Acquisite (GCA). Questo dipartimento è dedicato alla cura e alla riabilitazione di pazienti che hanno subito traumi cerebrali o altre lesioni che compromettono le funzioni neurologiche e motorie.

Diagramma del cervello umano

La degenza in riabilitazione per pazienti affetti da GCA può durare oltre sei mesi, un periodo intensivo durante il quale vengono sottoposti a trattamenti multidisciplinari. Questi includono la riabilitazione neuromotoria, programmi di logopedia per recuperare le capacità comunicative e di deglutizione, interventi neuropsicologici per affrontare le conseguenze cognitive e comportamentali della lesione, e sedute con il terapista occupazionale per migliorare l'autonomia nelle attività della vita quotidiana.

Un caso esemplare di questo percorso riabilitativo è quello di Lulù, una ragazza di 24 anni di origine cinese, studentessa di moda a Milano. Lulù è arrivata al Centro "Spalenza" all'inizio di febbraio in stato di incoscienza, a seguito di un'intossicazione da monossido di carbonio. Al suo arrivo, era ancora incosciente, con gli occhi chiusi e rispondeva debolmente agli stimoli dolorosi.

Il suo percorso di recupero è stato straordinario e testimonia la forza della volontà umana unita all'efficacia dei trattamenti riabilitativi. Le immagini girate dal padre e montate in un toccante filmato, dedicato agli operatori al momento delle dimissioni, documentano il progressivo miglioramento delle sue performance neurologiche e motorie. Questo miglioramento ha portato alla ripresa della respirazione spontanea e dell'alimentazione con cibi di consistenza sempre maggiore, fino alla dieta libera ordinaria, che ha permesso la rimozione del sondino gastrico.

Con grande forza di volontà, spronata e guidata dai fisioterapisti del reparto, Lulù ha prontamente recuperato la posizione eretta, muovendo i primi passi, inizialmente con ausili e successivamente in completa autonomia, abbandonando definitivamente la carrozzina. Le sue dimissioni, avvenute lo scorso agosto, hanno segnato il suo ritorno a Shanghai con i genitori, portando con sé non solo un recupero fisico eccezionale, ma anche un profondo senso di gratitudine verso coloro che l'hanno assistita.

Il filmato conclusivo, con un messaggio in italiano, inglese e ideogrammi cinesi, esprime la commossa gratitudine di Lulù e della sua famiglia: «Grazie per le cure e il supporto che avete fornito a Lulù. Vi siamo veramente grati per la pazienza e l’affetto dimostrati nei nostri confronti. Vi preghiamo di accettare la nostra più sincera e profonda riconoscenza per il vostro eccezionale lavoro, svolto con competenza e amore». Questo messaggio, unito ai sorrisi degli operatori negli scatti fotografici, rivela la gioia del percorso compiuto "accanto e al servizio della vita", la ragione autentica dell'Opera voluta da Don Gnocchi.

La struttura del Centro "Spalenza" si avvale inoltre di moderne tecnologie riabilitative, tra cui anche sistemi robotici, che integrano e potenziano i percorsi terapeutici tradizionali. I pazienti vengono curati secondo diversi livelli di intensità clinico-assistenziale-riabilitativa (alta, media e bassa intensità), a seconda delle loro specifiche necessità.

Rovato e la Fondazione Don Gnocchi nel Contesto della Ricerca Riabilitativa Globale

L'impegno della Fondazione Don Gnocchi non si limita all'assistenza clinica, ma si estende anche alla promozione della ricerca scientifica e alla collaborazione a livello internazionale. Un esempio tangibile di questo impegno è l'apertura del Field Cochrane Rehabilitation presso il Centro "Spalenza - Fondazione Don Gnocchi" di Rovato, in provincia di Brescia, avvenuta venerdì 16 dicembre.

Cochrane è una rete globale indipendente di ricercatori, professionisti, pazienti, care-givers e persone interessate alla salute. Questa rete, composta da 37.000 contributori provenienti da oltre 130 Paesi, ha l'obiettivo di produrre informazioni sanitarie credibili e accessibili, libere da sponsorizzazioni commerciali e conflitti di interesse. Viene spesso descritta come una sorta di "Wikipedia della salute", ma con la garanzia di autorevolezza e imparzialità.

L'obiettivo primario di Cochrane è garantire che le decisioni sanitarie vengano prese nel modo più informato possibile. Nel corso dei suoi vent'anni di vita, Cochrane ha prodotto revisioni sistematiche basate su evidenze scientifiche, trasformando radicalmente il modo in cui vengono prese le decisioni che riguardano la salute.

Logo Cochrane Collaboration

A guidare il Cochrane Rehabilitation è il professor Stefano Negrini, direttore di Medicina Fisica e Riabilitativa dell'Università degli Studi di Brescia e referente scientifico del Centro "Spalenza-Fondazione Don Gnocchi" di Rovato. Il professor Negrini sottolinea l'importanza di questa iniziativa: «Cochrane è l’istituzione mondiale più importante che si occupa di verificare quali siano i migliori trattamenti in tutte le branche della medicina. La medicina fisica e riabilitativa ha bisogno di rinforzare le proprie basi scientifiche e Brescia sarà la capitale mondiale di questo lavoro, coordinando gli sforzi di oltre 250 colleghi in 49 Paesi».

La nascita di questo gruppo dedicato alla riabilitazione è scaturita da una proposta della Società Europea di Medicina Fisica e Riabilitativa (ESPRM), in accordo con gli Organi Professionali Europei, la Società Internazionale (ISPRM) e quella Italiana (SIMFER).

La Fondazione Don Gnocchi, entrando così nella rete Cochrane, si posiziona come una delle realtà leader nella riabilitazione in Italia. Con oltre 3.700 posti letto e 28 Centri, la Fondazione rappresenta un partner strategico per questo importante organismo internazionale. Per il professor Paolo Mocarelli, direttore scientifico della Fondazione, l'incontro con Cochrane, con il decisivo contributo dell'Università di Brescia, ha permesso di portare in Italia la sede principale di questo nuovo organismo mondiale per la riabilitazione. Egli evidenzia come questa sede diventerà una preziosa risorsa per medici e operatori della riabilitazione, a vantaggio dei pazienti e del miglioramento delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale, oltre che per la crescita della ricerca scientifica nel campo della riabilitazione, sia a livello nazionale che internazionale.

La Fondazione Don Gnocchi, con la sua lunga storia di dedizione ai sofferenti e il suo costante impegno verso l'innovazione e la ricerca, continua a essere un punto di riferimento fondamentale nel panorama della sanità italiana, proiettata verso sfide sempre nuove e traguardi sempre più ambiziosi.

tags: #don #gnocchi #rovato #quante #persone #sono