La provincia di Parma, rinomata in tutto il mondo come "Food Valley", custodisce un patrimonio gastronomico di inestimabile valore, frutto di una storia millenaria e di un territorio incredibilmente variegato. Dalle vette dell'Appennino alle fertili pianure solcate dal Po, ogni angolo di questa terra emiliana ha contribuito a forgiare un'identità culinaria unica, celebrata in innumerevoli pubblicazioni che spaziano da antichi manoscritti a moderni ricettari. Questo articolo si propone di esplorare la ricchezza delle "ricette vecchie e nuove parmigiane", attingendo a una vasta bibliografia che testimonia la profondità e l'evoluzione di questa straordinaria tradizione.

Le Radici Storiche della Cucina Parmigiana
Le origini della cucina parmigiana affondano le radici nell'antichità. Già nel XIII secolo, il cronista Fra Salimbene de Adam documentava le peculiarità della gastronomia locale, evidenziando una notevole eterogeneità dovuta alla conformazione del territorio. Questa diversità ha portato alla nascita di almeno tre codificazioni principali: quella urbana, riferita ai ricettari della città di Parma, e quelle più rustiche e territoriali, tipiche delle valli appenniniche da una parte e della Bassa parmense dall'altra.
Le prime tracce di una proto-codificazione culinaria risalgono a circa duemila e duecento anni fa, con l'arrivo dei Romani nel territorio parmense. Tuttavia, è nel XI secolo che si trovano le prime fonti ufficiali, in testi notarili che attestano la produzione del Parmigiano Reggiano, nato dall'esigenza di conservare il latte. Quasi in parallelo, si sviluppò la tradizione dell'allevamento del maiale, abbondante nelle foreste parmensi. La necessità di conservare la carne portò allo sviluppo di tecniche di stagionatura peculiari, dando vita ai rinomati salumi parmigiani.
Il Rinascimento segnò un'ulteriore tappa fondamentale. Con la creazione del Ducato di Parma e la reggenza farnesiana nel 1545, la cucina cittadina beneficiò della presenza di una corte colta. Questo periodo vide non solo la catalogazione delle materie prime, ma anche la codificazione di numerosi ricettari, spesso influenzati dalle cucine di altre corti europee.
Il consolidamento definitivo dell'identità gastronomica parmigiana avvenne a metà dell'Ottocento, sotto il ducato di Maria Luigia d'Austria. La duchessa introdusse a Parma i modelli strutturali delle cucine di corte francesi, promuovendo una fervida attività di produzione di ricettari, un'accurata catalogazione delle risorse gastronomiche e una meticolosa caratterizzazione dei mestieri legati alla filiera alimentare.
Un ruolo cruciale nello sviluppo della cucina parmigiana, in particolare della sua industria conserviera, fu svolto dalla "via del sale parmense". Questo antico percorso commerciale, che attraversava la Val di Taro collegando la Pianura Padana alla Liguria e alla Francia, facilitò lo scambio di prodotti e tecniche, contribuendo a rendere Parma una delle capitali mondiali dell'alimentazione.

I Pilastri della Tradizione Parmigiana: Parmigiano Reggiano, Salumi e Paste Fresche
Al centro della gastronomia parmigiana si ergono pilastri insostituibili: il Parmigiano Reggiano e la ricca varietà di salumi. Il Parmigiano Reggiano, prodotto da secoli grazie all'allevamento intensivo di bovini da latte, è un formaggio dalle infinite sfaccettature, utilizzato sia come ingrediente fondamentale in molte ricette sia degustato da solo, "in scaglie", come stuzzichino da antipasto.
La salumeria parmigiana vanta un passato glorioso, con prodotti che hanno varcato i confini nazionali. Il Prosciutto di Parma, il Culatello di Zibello, il Salame di Felino e la Spalla di San Secondo sono solo alcuni dei pregiati salumi che testimoniano la maestria parmigiana nella trasformazione della carne di maiale. Un tempo consumati prevalentemente dopo cottura, molti di questi salumi sono oggi apprezzati anche crudi, un'evoluzione che riflette i cambiamenti nei gusti e nelle tecniche di conservazione. Accanto a questi, troviamo la pancetta coppata, la testa in cassetta, il lardo e i ciccioli, testimoni di una tradizione "povera" ma ricca di sapore.

Un altro elemento distintivo della cucina parmigiana è la pasta fresca. La provincia di Parma vanta una delle più antiche e precise codificazioni nell'impiego della pasta, come attestato da Salimbene de Adam, che già nel XIII secolo menzionava paste ripiene e asciutte fresche.
Tra le paste ripiene, gli Anolini occupano un posto d'onore. Considerati il piatto più rappresentativo della cucina parmigiana, gli anolini sono piccoli dischi di pasta fresca ripieni, cotti in brodo. Esistono numerose varianti, che si differenziano per il ripieno e per il condimento. Si distinguono gli anolini "ricchi" (con Parmigiano Reggiano, uova, pane e spezie, bagnati con sugo di manzo o d'asina) e gli anolini "popolari" (con sugo di cavallo). In provincia, le varianti si dividono ulteriormente tra quelle di pianura (con ripieno di Parmigiano Reggiano, pane, uova e spezie, detti "di magro" perché non inzuppati nel sugo) e quelle di montagna (con aggiunta di carne, talvolta manzo e maiale). La preparazione dello stracotto per bagnare il ripieno è un dettaglio che troviamo anche nelle ricette di famiglie illustri, come quella di Giuseppe Verdi.
Una variante degli anolini, diffusa soprattutto nella Bassa Parmense, sono le Mezze maniche ripiene in brodo, con un brodo più leggero che include pollo accanto a manzo e gallina.
I Passatelli, descritti da Salimbene come "ravioli senza rivestimento", sono un'altra specialità, ottenuti passando il ripieno (simile a quello degli anolini di magro) attraverso un disco traforato.
Le Zuppe giocano un ruolo importante, specialmente nei mesi più freddi. Tra le più caratteristiche troviamo la Panadella o Panäda, una zuppetta di pane e acqua insaporita con aromi e Parmigiano Reggiano, e la Zuppa stuida di Mattaleto, il cui nome deriva dalla "stufa" (stuida), sul cui bordo veniva posta la pignatta per una cottura lenta e prolungata.
A differenza delle paste in brodo, tipiche dell'inverno, le paste asciutte sono proprie delle stagioni più calde. Tra queste, spiccano i Tortelli d'erbette, un piatto che presenta anch'esso diverse varianti territoriali. Nelle Terre Alte, il ripieno può includere ortiche e una piccola quantità di patata. In città e in pianura, la forma dei tortelli è rigorosamente rettangolare, mentre in montagna si trovano varianti con una "coda" di pasta. Il ripieno classico è a base di bietola, ricotta grassa, uova, Parmigiano Reggiano e noce moscata.
Esistono anche i Tortelli di castagne, la cui sfoglia è simile a quella degli altri tortelli, e i Tortelli di patate, dove le patate schiacciate vengono insaporite con burro, lardo di prosciutto battuto e prezzemolo, amalgamate con uova e abbondante Parmigiano. I Tortelli di tarassaco, raccolti tra febbraio e giugno prima della fioritura, rappresentano un'altra delizia stagionale.

La Cucina "Nuova" e le Rivisitazioni Moderne
Accanto alle ricette tramandate di generazione in generazione, la cucina parmigiana ha saputo evolversi, accogliendo nuove influenze e reinterpretando i classici. Questo dinamismo è testimoniato da una vasta produzione letteraria che esplora sia il recupero di preparazioni dimenticate sia l'innovazione gastronomica.
Un esempio di questa tendenza è il volume "Ricette parmigiane vecchie e nuove" di Gino Delle Donne e Rino Quagliotti. Nato durante un corso di "Cucina Tipica Parmigiana", questo libro si proponeva non solo di raccogliere ricette tradizionali, ma anche di "rinnovarle, sulla base dell'esperienza, e con quanto la fantasia inventrice saprà creare". Questa filosofia di coniugare tradizione e innovazione è un tratto distintivo della gastronomia parmigiana contemporanea.
ANOLINI IN BRODO
L'Accademia Italiana della Cucina, attraverso le sue delegazioni provinciali, ha giocato un ruolo fondamentale nella conservazione e nella diffusione del patrimonio culinario. Pubblicazioni come "50 anni di sapori nelle valli del Taro e del Ceno" e "La cucina del pollaio" offrono uno spaccato prezioso delle tradizioni locali, mentre opere come "La cucina riscoperta. Ricette di frattaglie e carni dimenticate" di Giovanni Ballarini mirano a recuperare preparazioni meno note ma ricche di storia.
Giovanni Ballarini, figura di spicco della critica gastronomica italiana, ha contribuito in modo significativo alla valorizzazione della cucina parmigiana con opere come "Ricettario tradizionale della cucina parmigiana" e "Le cucine di Parma. Storia e ricette" (quest'ultimo a cura di Marino Marini). Questi volumi offrono un'analisi approfondita delle radici storiche e delle evoluzioni del gusto parmigiano.
Il volume "Il ricettario dei Musei del Cibo", a cura di Giancarlo Gonizzi e Andrea Grignaffini, rappresenta un'iniziativa lodevole per rendere più vivo il legame tra il cibo, la cultura e il territorio. Attraverso 160 ricette tradizionali a base di prodotti tipici come il parmigiano, il prosciutto e il salame, questo libro offre una chiave innovativa per comprendere e gustare i sapori delle terre parmensi. Andrea Grignaffini, critico enogastronomico, ha selezionato ricette pratiche e fattibili, capaci di evocare il profumo della tradizione e dei vecchi ricettari di casa.

La "Food Valley" emiliana non è solo terra di prodotti d'eccellenza, ma anche di innovazione. Iniziative come il progetto "Appennino gastronomico. Ricette e ristoranti a km. 0", promosso dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, sottolineano l'importanza della filiera corta e del legame con il territorio. Questo approccio, che vede l'incontro tra ristoratori locali e scuole di alta cucina come ALMA, mira a valorizzare i prodotti del territorio e a promuovere una cucina sostenibile e di qualità.
La "via del sale parmense" ha influenzato non solo la salumeria, ma anche la conservazione dei cibi e l'utilizzo di ingredienti legati al mare, come il merluzzo salato (baccalà), che trova spazio in alcune ricette della tradizione.
I Dolci e i Pasticci Parmigiani: Un Capitolo di Delizia
Nessun'esplorazione della cucina parmigiana sarebbe completa senza dedicare spazio ai dolci e alla pasticceria. Marta Bergamaschi, con i suoi volumi "Dolci a Parma. Ricette e pasticcerie" e "Ricettario tradizionale della Bassa", offre un panorama completo delle preparazioni dolciarie, dalle celebri torte ai liquori, passando per piatti tipici della Bassa.
La pasticceria parmigiana ha una storia ricca, come documentato da Silvano Cocconi e Mario Zannoni nel loro volume "La pasticceria parmigiana. Storia e ricette". Cocconi, famoso pasticcere parmigiano, ha regalato alla città le sue ricette personali, mentre Zannoni ha guidato il lettore attraverso la storia delle pasticcerie e delle cioccolaterie di Parma tra Ottocento e Novecento.
Ugo Falavigna, con il suo "Arte della pasticceria a Parma", contribuisce ulteriormente a delineare il profilo di questa dolce tradizione.
La Cucina "di Corte" e le sue Influenze
La presenza di corti ducali a Parma ha lasciato un'impronta indelebile sulla sua tradizione culinaria, in particolare per quanto riguarda l'utilizzo di selvaggina e preparazioni più elaborate. Mauro Massa, nel suo libro "La cucina delle corti", esplora questo legame, proponendo un itinerario gastronomico nell'Appennino Parmense delle Corti di Monchio.
Le ricette di corte erano spesso incentrate sulla selvaggina, come cervi, daini, caprioli, lepri, fagiani e quaglie. Non mancava, tuttavia, una vasta letteratura sulla carne degli animali "neri", ovvero cinghiali e maiali di piccola taglia, abbondanti nei boschi fin dal Medioevo. Le carni bianche di vitello, agnello e capretto erano invece riservate a un consumo più elitario.
Un piatto rappresentativo, sebbene di origine più recente ma fortemente radicato nel territorio, è la "Rosa di Parma", un filetto di manzo arrotolato con prosciutto di Parma e scaglie di Parmigiano, cotto in casseruola.
Un Patrimonio in Continua Evoluzione
La cucina parmigiana, con la sua ricchezza di sapori, tecniche e tradizioni, rappresenta un patrimonio vivente, capace di evolversi senza mai perdere le proprie radici. Le numerose pubblicazioni dedicate a questo tema, che spaziano dai ricettari familiari alle analisi storiche e alle rivisitazioni moderne, testimoniano la vitalità e l'importanza di questa gastronomia.
Dalla semplice "Panadella" alle complesse "Bombe di riso col piccione", passando per i classici Anolini e Tortelli d'erbette, ogni piatto racconta una storia, un legame indissolubile tra il cibo, la terra e la cultura di Parma. L'eredità di cuochi, storici e appassionati ha saputo preservare e tramandare questo tesoro, assicurando che le "ricette vecchie e nuove parmigiane" continuino a deliziare i palati e a narrare la ricca storia culinaria di questa terra.
tags: #ricette #vecchie #nuove #battei #parmigiane