La Pasta Trafilata al Bronzo: Tradizione, Innovazione e le Nuove Regole del Mercato

La pasta, pilastro della gastronomia italiana, è da sempre sinonimo di tradizione e qualità. Tra le diverse lavorazioni che ne esaltano le caratteristiche, la "trafilatura al bronzo" occupa un posto d'onore nella percezione del consumatore, evocando un processo artigianale che conferisce alla pasta una superficie ruvida, ideale per catturare e assorbire i sughi. Tuttavia, negli ultimi anni, questa dicitura è stata al centro di un acceso dibattito, portando a modifiche significative nelle etichette e nelle strategie di marketing di molti pastifici. La questione, complessa e sfaccettata, intreccia aspetti tecnici, normativi e di comunicazione, rivelando un mercato in continua evoluzione.

L'Origine del Dibattito: Il Caso Rummo e l'Antitrust

Il fulcro della recente controversia ruota attorno alla dicitura "trafilata al bronzo" e alla sua effettiva corrispondenza con i materiali impiegati nel processo produttivo. Il pastificio Rummo si è trovato al centro dell'attenzione dopo un confronto con l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), iniziato nel luglio 2021 e conclusosi nel gennaio 2024. L'Antitrust ha contestato a Rummo l'utilizzo della dicitura "trafilata al bronzo" sulle proprie etichette e negli spot pubblicitari, poiché gli ugelli delle trafile impiegate dall'azienda erano realizzati in ottone e non in bronzo.

Di fronte a questa constatazione, Rummo ha deciso di eliminare la dicitura incriminata dalle sue confezioni e dalla comunicazione pubblicitaria. Questa scelta, sebbene drastica, riflette una presa di posizione volta a garantire la massima trasparenza nei confronti dei consumatori.

Immagine di una confezione di pasta Rummo

La Risposta del Mercato: Adeguamenti e Nuove Strategie

La decisione di Rummo ha agito da catalizzatore per l'intero settore. Molti altri pastifici hanno prontamente cercato soluzioni per poter continuare a utilizzare la dicitura "trafilata al bronzo", considerata un forte elemento distintivo e apprezzato dal pubblico. La strategia più diffusa è stata la sostituzione degli ugelli in ottone con quelli in bronzo, un intervento che ha comportato costi significativi per le aziende, ma che ha permesso loro di mantenere l'aderenza alla denominazione tradizionale.

Un esempio emblematico è quello del Consorzio della Pasta di Gragnano IGP, che ha visto i suoi associati impegnarsi nella sostituzione delle trafile. L'investimento economico è considerevole: una singola trafila per spaghetti, che può contenere circa 400 fori, richiede ugelli in bronzo per ogni foro, con un costo unitario di 5-7 euro. Questi ugelli necessitano di sostituzioni mensili, a differenza di quelli in ottone, che costano il 30% in meno ma devono essere cambiati ogni due mesi.

Alcuni produttori hanno optato per una via alternativa, evitando del tutto riferimenti al bronzo. Hanno preferito invece enfatizzare la "ruvidità" della pasta, descrivendola come "pasta ruvida" o utilizzando espressioni simili. Questa scelta mira a comunicare la caratteristica di una superficie non liscia e dall'aspetto opaco, tipica della pasta trafilata con metodi che conferiscono ruvidità, senza necessariamente fare riferimento al bronzo. Marchi come Granoro hanno adottato questa strategia, mantenendo l'ottone e optando per la dicitura "trafilatura ruvida".

Un Tuffo nella Storia: L'Evoluzione delle Trafile

Per comprendere appieno la complessità della questione, è necessario un excursus storico sull'evoluzione delle trafile e dei materiali utilizzati.

Agli albori della produzione di pasta industriale, all'inizio dell'Ottocento, le trafile erano composte da un unico pezzo di rame, con i fori per l'uscita della pasta incisi direttamente nel metallo. Negli anni '30 del Novecento, si assiste a un cambiamento epocale con la sostituzione delle trafile di rame con quelle in bronzo e alluminio. In questa fase, gli ugelli di uscita, tecnicamente definiti "inserti", iniziano ad essere realizzati in ottone e diventano intercambiabili. La lega di ottone utilizzata, denominata OT58, offriva prestazioni migliorate, con una minore usura dei fori, pur mantenendo la caratteristica di porosità della pasta.

È importante sottolineare che, nonostante l'impiego di ugelli in ottone, il sistema di lavorazione continuò ad essere definito "trafilatura al bronzo". Questa denominazione è rimasta in uso per decenni, giustificata dal fatto che il bronzo costituiva la parte prevalente della trafila, mentre l'ottone era presente solo negli inserti. Da sempre, quindi, la pasta denominata "al bronzo" veniva preparata con queste trafile composite.

Diagramma che illustra le diverse parti di una trafila per pasta

L'Avvento del Teflon: Una Rivoluzione Tecnologica

Un'ulteriore svolta si verifica negli anni '50 con l'introduzione degli ugelli in teflon. Questo polimero sintetico, noto per le sue eccezionali proprietà di antiaderenza e resistenza termica e chimica (lo stesso materiale utilizzato per le padelle antiaderenti), rappresentò una vera e propria rivoluzione. L'utilizzo di inserti in teflon consentì una drastica riduzione dei tempi di lavorazione.

Questa innovazione fu accompagnata, negli anni successivi, dallo sviluppo di sistemi di essiccazione rapida (che richiedono solo 2-4 ore) con temperature in costante aumento, fino a raggiungere gli 80-110°C. La pasta prodotta con trafile in teflon, che oggi detiene circa il 70% del mercato, si distingue facilmente per la sua superficie liscia e il colore giallo intenso.

Pasta al Bronzo vs. Pasta al Teflon: Differenze e Costi

Le differenze tra pasta lavorata "al bronzo" e pasta prodotta con ugelli in teflon sono molteplici e incidono sia sul prodotto finale che sui costi di produzione.

La pasta "al bronzo", grazie alla sua superficie più ruvida e porosa, tende ad assorbire meglio i sughi, offrendo un'esperienza gustativa più ricca e avvolgente. Tuttavia, questa porosità comporta anche un maggiore assorbimento di acqua durante la cottura, rendendola potenzialmente più incline a scuocere se non gestita con attenzione. Inoltre, le trafile in bronzo sono più costose, e gli ugelli si usurano più rapidamente, richiedendo sostituzioni frequenti. Questo si traduce in un costo di produzione più elevato e, di conseguenza, in un prezzo al dettaglio maggiore per il consumatore.

La pasta con ugelli in teflon, invece, garantisce una maggiore tenuta alla cottura. Se da un lato questo aspetto può essere interpretato positivamente come garanzia di un prodotto che regge bene le preparazioni, dall'altro lato può anche essere associato all'utilizzo di semole di qualità inferiore, che la tecnologia del teflon riesce a "mascherare" per ottenere un buon risultato in cottura. La superficie liscia e il colore giallo intenso sono indicatori visivi della sua lavorazione.

La scelta tra queste due tipologie di pasta spesso si riduce a una questione di preferenza personale e di priorità del consumatore: la maggiore capacità di legare il sugo e la percezione di una lavorazione più tradizionale associata al bronzo, oppure la praticità, la tenuta in cottura e un prezzo generalmente più accessibile offerti dalla lavorazione con teflon.

La Percezione del Consumatore: Un Fattore Cruciale

Nonostante le differenze tecniche e produttive, la distinzione tra una pasta trafilata al bronzo e una lavorata con ugelli in ottone è, secondo gli esperti, estremamente difficile da percepire per il consumatore medio. Entrambe le tipologie di spaghetti presentano un aspetto ruvido e una buona capacità di trattenere il sugo. L'identificazione del metallo specifico impiegato nella trafila richiederebbe un'analisi di laboratorio.

Questa difficoltà percettiva sottolinea l'importanza della comunicazione e della trasparenza da parte dei produttori. La dicitura "trafilata al bronzo" evoca un'immagine di artigianalità e qualità che i consumatori associano a un prodotto superiore. La recente vicenda legale ha messo in luce come questa associazione, pur radicata nella tradizione, possa generare ambiguità se non supportata da una rigorosa aderenza ai processi produttivi.

La pasta trafilata al bronzo fa la differenza? 🤔

Marchi e Produttori: Un Panorama Diversificato

Il mercato della pasta italiana offre un'ampia gamma di marchi e tipologie, ognuno con le proprie peculiarità. Diverse aziende hanno confermato di aver modificato le proprie trafile per adeguarsi alle nuove disposizioni o per poter continuare a utilizzare la dicitura "al bronzo". Tra queste figurano marchi noti come Garofalo, Voiello, Divella, Lidl (con il suo marchio Combino nella linea Bio Organic), Pastificio Liguori, Pastificio Graziano e Pastificio Di Martino.

Barilla, per la sua linea "Al Bronzo", ha dichiarato di aver sempre utilizzato ugelli di bronzo, sottolineando la qualità dei grani duri pregiati 100% italiani impiegati, che conferiscono alla pasta un colore giallo ambrato, una consistenza corposa e un'ottima tenuta alla cottura.

Altri pastifici, come quelli aderenti al consorzio Pasta di Gragnano, hanno intrapreso il percorso di sostituzione degli ugelli, accollandosi costi onerosi per preservare la tradizione e la denominazione.

La Pasta "Ruvida": Una Nuova Denominazione per Vecchie Tecniche?

L'opzione di definire la pasta come "ruvida" rappresenta una strategia di marketing che mira a comunicare la texture desiderata senza necessariamente fare riferimento al bronzo. Questa dicitura descrive accuratamente la sensazione tattile e visiva della pasta che ha una superficie non liscia, capace di trattenere meglio il condimento. Marchi come Granoro hanno adottato questa dicitura, mantenendo l'uso di ugelli in ottone, che, pur essendo meno costosi, conferiscono comunque un aspetto ruvido alla pasta.

Analisi di Mercato e Classifiche: Qualità e Valore

L'interesse dei consumatori verso la qualità della pasta si riflette nelle numerose analisi e classifiche pubblicate da associazioni di consumatori e riviste specializzate. Un'indagine condotta da Altroconsumo nel settembre 2022 su 22 marche di spaghetti ha messo in luce la presenza di potenziali tracce di pesticidi (come il glifosato) e micotossine in alcuni prodotti. La ricerca ha evidenziato come la qualità degli spaghetti venduti nei supermercati possa variare notevolmente, spingendo i consumatori a una scelta più consapevole.

Le classifiche spesso prendono in esame vari parametri, tra cui la provenienza del grano, il metodo di lavorazione (trafilatura al bronzo o teflon), la tenuta in cottura, il profilo aromatico e la pulizia del gusto. L'obiettivo è guidare il consumatore verso prodotti che offrono un'esperienza gustativa ottimale e che rispettano i più alti standard di qualità e sicurezza alimentare.

Ad esempio, la pasta Tesori dell'Arca, prodotta dal pastificio Armando per Pam, viene realizzata con grano duro 100% italiano e trafilata al bronzo, presentando un aspetto giallo paglierino pallido, pelle ruvida e porosa, e un odore che richiama la semola. La linea Optima di Consilia, che include spaghetti certificati Pasta di Gragnano prodotti da Garofalo, viene lavorata con grano duro 100% italiano e trafilata al bronzo, caratterizzata da una superficie lievemente ruvida, porosa e opaca.

Anche marchi come Esselunga (con i suoi spaghetti n. 5 di filiera 100% italiana) e Lidl (con gli spaghetti Combino Bio Organic) sono oggetto di analisi, evidenziando come anche le grandi catene di distribuzione offrano prodotti che puntano sulla qualità e sui metodi di lavorazione tradizionali.

Caratteristiche della Pasta di Qualità: Cosa Cercare

Indipendentemente dalla dicitura specifica sull'etichetta, alcuni elementi chiave possono aiutare a identificare una pasta di buona qualità:

  • Colore: Un colore giallo paglierino chiaro e luminoso, tendente all'ambrato, è spesso indice di una semola di alta qualità e di un processo di essiccazione controllato.
  • Superficie: La pasta trafilata al bronzo presenta una superficie ruvida, opaca e porosa. Questa texture è fondamentale per una buona adesione del sugo. Una superficie liscia e lucida può indicare una lavorazione con teflon o un processo di produzione meno accurato.
  • Profumo: Un buon profumo di grano maturo e semola fresca è un segnale di qualità.
  • Gusto: Il sapore dovrebbe essere pieno, persistente e pulito, con note che richiamano la semola.
  • Tenuta in Cottura: Una pasta di qualità dovrebbe mantenere la sua forma e consistenza "al dente" anche dopo i tempi di cottura indicati, senza scuocere o diventare collosa.

La scelta della pasta è un atto che va oltre la semplice nutrizione; è un'espressione di cultura, tradizione e apprezzamento per il buon cibo. La questione della "trafilatura al bronzo" ha acceso i riflettori su un settore complesso, dimostrando come la trasparenza, l'innovazione e il rispetto della tradizione debbano coesistere per soddisfare le aspettative di un consumatore sempre più informato e esigente. Le marche che sapranno comunicare con chiarezza i propri processi produttivi e la qualità delle proprie materie prime continueranno a distinguersi in un mercato competitivo.

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