Gli anni '60 in Italia sono stati un periodo di profondo cambiamento e crescita economica, un'epoca in cui il benessere cominciava a diffondersi e l'industria automobilistica giocava un ruolo centrale. In questo contesto, la Fiat 1300 emergeva come un'auto di rappresentanza, un simbolo di un ceto medio in ascesa, dalle linee morbide che richiamavano modelli americani come la Chevrolet Corvair. La storia di una di queste vetture, donata alla Polizia di Stato e strappata alla rottamazione, è ora legata a un progetto didattico di grande valore, portato avanti dagli studenti dell'Accademia Formativa Martesana di Gorgonzola.

Dalla Donazione al Recupero: Un Progetto di Valore Storico e Didattico
Il recupero di questa Fiat 1300 non è stato un semplice intervento di restauro, ma un vero e proprio progetto che ha unito storia, tecnologia e formazione. L'auto, originariamente di colore bianco, fu donata alla Polizia di Stato da un collezionista, Giancarlo Poli, con l'intento di preservarla e trasformarla in una replica fedele dei modelli grigioverde in uso alle forze dell'ordine negli anni Sessanta. La sfida fu raccolta dall'Accademia Formativa Martesana, una scuola professionale storica con un corso dedicato ai carrozzieri e un percorso specifico per il restauro di auto d'epoca.
L'iniziativa prese il via nel 2020, quando il docente responsabile della carrozzeria, Giampiero Dio, fu contattato da Giancarlo Poli e da Claudio Montagni della Polizia di Stato. L'idea era quella di restaurare la vettura e trasformarla in una replica della Fiat 1300 grigioverde della Polizia di Stato degli anni Sessanta. L'idea fu subito accolta con entusiasmo dal direttore della scuola, Carlo Zanoni, dando il via a un progetto che si è snodato su un intero ciclo scolastico.
Il progetto ha visto il coinvolgimento non solo degli studenti del corso per riparatori d'autoveicoli, ma anche di docenti e studenti di altri corsi, che hanno messo a disposizione le proprie competenze. L'impegno e l'entusiasmo dei giovani sono stati la vera forza motrice dell'intero processo, trasformando un'auto che rischiava di finire in discarica in un pezzo di storia nuovamente funzionante e ammirato.
Le Officine della Scuola: Un Ponte tra Passato e Futuro
Le officine dell'Accademia Formativa Martesana sono diventate il fulcro di questo ambizioso progetto. Qui, gli studenti hanno potuto mettere in pratica le conoscenze acquisite, lavorando su una vettura di pregio e non su un semplice rottame. Questo ha rappresentato un'opportunità formativa unica, permettendo loro di confrontarsi con le sfide tecniche e meccaniche legate al restauro di un'auto d'epoca.
Il percorso per carrozzieri, abbinato a quello per il restauro d'auto d'epoca, ha fornito le competenze necessarie per affrontare le diverse fasi del lavoro: dalla sistemazione della carrozzeria alla riverniciatura, fino ai dettagli interni che richiamano l'epoca. L'auto è stata ridipinta nell'amatissimo colore grigioverde, riportandola al suo antico splendore e rendendola pronta a sfilare tra i mezzi storici dell'Autocentro della Polizia a Milano.
L'impresa è stata resa possibile anche grazie al sostegno di alcuni storici club lombardi di appassionati di auto d'epoca, che hanno contribuito con fondi raccolti, dimostrando la forte sinergia tra il mondo della formazione, le istituzioni e gli appassionati del settore.
Un Pezzo di Storia Ritrovato: L'Apprezzamento delle Istituzioni
Il risultato del lavoro degli studenti e dei docenti dell'Accademia Formativa Martesana è stato accolto con grande apprezzamento. Il direttore dell'Autocentro della Polizia, Pierpaolo Talani, ha espresso la sua soddisfazione, affermando: "Ci è stato restituito un pezzo della nostra storia. L’auto è splendida, la impiegheremo in rievocazioni e raduni". Questo sottolinea l'importanza non solo del restauro in sé, ma anche del valore storico e simbolico che la vettura rappresenta per la Polizia di Stato.
La consegna ufficiale della Fiat 1300 restaurata è avvenuta a Milano, nel corso delle celebrazioni per la Festa della Polizia, un momento che ha sancito il successo del progetto e ha permesso di mettere in mostra il risultato del duro lavoro svolto. Alla cerimonia erano presenti il direttore dell'Accademia, Carlo Zanoni, l'insegnante Giampiero Dio e due rappresentanti degli studenti, a testimonianza del successo collettivo dell'iniziativa.

L'Esperienza Documentata: Un Volume per Raccontare la Rinascita
L'importanza di questa esperienza è stata tale da ispirare la creazione di un volume, edito dalla stessa scuola. Questo libro documenta l'intero processo, dalle origini del progetto alla sua conclusione, mettendo in luce l'impegno degli studenti e il valore formativo dell'iniziativa. Il direttore Carlo Zanoni ha così commentato: "Siamo orgogliosi per molti motivi. Per aver avuto l’onore di collaborare con la Polizia. Per aver dato ai ragazzi un’opportunità particolare, quella di lavorare non su un rottame, ma su una vettura di pregio. E per aver contribuito al restauro di un’auto che racconta gli anni d’oro dell’industria automobilistica italiana. Gli anni in cui, per inciso, questa scuola iniziava l’attività".
Questa dichiarazione evidenzia come il progetto non sia stato solo un esercizio tecnico, ma un'immersione nella storia industriale e sociale dell'Italia. La Fiat 1300, infatti, rappresenta un'epoca di ottimismo e progresso, un periodo in cui l'industria automobilistica italiana raggiungeva vette di eccellenza e in cui scuole come l'Accademia Formativa Martesana iniziavano a formare i professionisti che avrebbero contribuito al futuro del paese.
Uno Sguardo al Passato: La Scuola di Via della Spiga e i Ricordi degli Anni '60
Parallelamente al progetto della Fiat 1300, emerge un altro spaccato della vita scolastica italiana degli anni '60, questa volta legato alla memoria storica dell'«Istituto Comprensivo Milano Spiga». L'istituto, situato nel cuore del quadrilatero della moda, apre le sue porte al passato attraverso una mostra organizzata su impulso di alcuni ex studenti. La mostra espone foto, oggetti, documenti, pagelle e registri d'epoca, con l'obiettivo di ricostruire la storia della scuola attraverso la collaborazione di genitori e ex allievi.
Questo appello alla memoria collettiva fa riemergere ricordi vividi di un tempo in cui, a cavallo tra gli anni '60 e '70, in via della Spiga e nelle vie circostanti, al posto degli attuali negozi griffati, si trovavano botteghe di quartiere come la macelleria e il fruttivendolo. Le testimonianze raccolgono nomi noti che hanno frequentato quelle aule: da Preattoni, dell'omonima Coltelleria, a Stefano Mauri, amministratore delegato della Casa editrice Longanesi, passando per Carlo Feltrinelli e Camillo Ricordi, medico e scienziato all'avanguardia nella ricerca sulle staminali.
Tra gli ex alunni figurano anche membri di illustri famiglie milanesi, come un Bagatti Valsecchi, Paolo Veronesi, figlio dell'oncologo Umberto, e uno dei figli di Felicino Riva, ex presidente del Milan degli anni Sessanta. Questi racconti dipingono un quadro di una scuola che ha visto passare generazioni di studenti, provenienti da contesti sociali diversi, uniti dall'esperienza educativa.
Le Leggi Razziali e la Memoria Storica: Un Capitolo Importante
Un aspetto particolarmente toccante che emerge dalla ricerca sulla scuola di via della Spiga riguarda il periodo del fascismo e le leggi razziali. Grazie all'impegno della preside Armida Sabbatini, di docenti e di ex studenti di religione ebraica, i ragazzi stanno approfondendo questo complesso capitolo della storia italiana. Si scopre, ad esempio, che nel 1938 la scuola ospitava l'unica sezione speciale ebraica delle elementari a Milano, un corso pomeridiano tenuto da docenti ebrei.
Questa iniziativa didattica non solo educa gli studenti alla storia, ma promuove anche la riflessione sui valori di inclusione e rispetto, contrastando ogni forma di discriminazione. La storia della scuola si intreccia così con la grande storia del paese, offrendo spunti di riflessione preziosi per le generazioni future.
La Nascita di un Impero Editoriale: La Storia di Angelo Rizzoli
Tra i nomi illustri legati alla scuola di via della Spiga spicca quello di Angelo Rizzoli, fondatore della Rizzoli Editore. Nato nel 1889 da genitori molto umili, Rizzoli conobbe fin da piccolo la povertà e le difficoltà economiche, come testimonia la tragica morte del padre, annientato dalla miseria. La sua infanzia fu segnata dalla fame e dalla sensazione di essere un emarginato: "Vivevamo in una zona molto ricca di Milano. È la cosa peggiore che ci sia, quella di essere poveri in mezzo ai ricchi. A scuola mi trovavo sempre da solo, nell’ultimo banco, perché nessuno voleva stare accanto a me".
Il giorno più felice della sua infanzia fu l'ingresso nell'orfanotrofio maschile dei Martinitt nel 1895, dove si sentì "un povero fra i poveri, uno uguale a tutti gli altri". Nonostante le avversità, Rizzoli conservò un buon ricordo della scuola di via della Spiga, tanto che la nipote Annina racconta come fu proprio il nonno a spingerla a iscriversi nella stessa scuola che lui aveva frequentato. La storia di Angelo Rizzoli è un potente esempio di come le origini umili non siano un ostacolo al successo e come la determinazione e la resilienza possano portare a grandi traguardi, contribuendo in modo significativo al panorama culturale italiano.
La scuola, il cui edificio fu completato nel 1871, si trovava in un'area di Milano che all'epoca registrava meno di 200 mila abitanti. In quel periodo, nelle vicinanze, Gaetano Pini apriva la prima scuola per bambini rachitici, a testimonianza di un'epoca segnata da sfide sociali e sanitarie, ma anche da un crescente impegno verso l'educazione e il benessere dei più giovani.
La Fiat 1300 e i ricordi della scuola di via della Spiga, pur appartenendo a contesti diversi, offrono uno spaccato significativo degli anni '60 in Italia. Entrambe le storie evidenziano l'importanza della memoria, della formazione e del valore che gli oggetti e i luoghi del passato possono conservare, raccontando le trasformazioni sociali, economiche e culturali di un'epoca fondamentale per l'Italia contemporanea.

tags: #alunni #scuola #elementare #gorgonzola #anni #60