Il borgo di Filetto, incastonato tra le verdi colline abruzzesi, custodisce tesori di inestimabile valore storico e artistico, tra cui spicca la millenaria pieve di San Pietro, un gioiello che affonda le sue radici in epoche remote e che offre uno spaccato affascinante delle civiltà che hanno plasmato questo territorio. La sua storia, intessuta di leggende, ritrovamenti archeologici e trasformazioni architettoniche, si intreccia indissolubilmente con quella del paese stesso, rivelando un passato ricco di misteri e suggestioni.

Le Origini di Filetto: Tra Toponomastica e Leggende Romane
L'origine del nome "Filetto" è oggetto di dibattito tra gli studiosi, ma diverse ipotesi puntano a un'ascendenza romana. Una teoria suggerisce che il nome derivi da "filius electus", ovvero "figlio eletto", il migliore, inviato a colonizzare nuove terre e a fondare paesi. Un'altra ipotesi lo collega a "filius lecti", riconducendolo alla famiglia De Lecto, un antico casato di Anxanum che possedeva vasti appezzamenti nella zona. Queste congetture trovano un solido supporto nell'esistenza di "Opus Reticulatum" ancora visibile sul Colle dei Saraceni, una testimonianza inequivocabile di un'antica costruzione di epoca romana. L'edificio è strategicamente posizionato su una rupe imponente e scoscesa, dalla quale si domina in modo spettacolare l'estesa e lussureggiante vallata del torrente Dendalo.
In questa fertile vallata, che segna il confine tra i comuni di Filetto, San Martino e Casacanditella, un contadino, molti anni or sono, durante uno scavo, rinvenne un timbro di notevole interesse archeologico. L'oggetto riproduce una navicella accompagnata dalla scritta "-ROMA OMNIBUS FELICIOR-". La navicella è interpretata da molti come una probabile rappresentazione della piccola barca di San Pietro, e secondo alcuni studiosi, tra cui lo scrittore Giuseppe Di Tullio, potrebbe anche essere l'insegna distintiva dei monaci benedettini legati a un'antica abbazia che si diceva esistesse in quel luogo. Questa presenza monastica è ulteriormente supportata da una leggenda locale che narra di un corvo, stanco della carne putrefatta dei cadaveri, che posandosi sul colle di San Ruffino avrebbe indicato il luogo ideale per la ricostruzione del nuovo paese.
L'eredità Benedettina e il Mistero di Santa Maria del Fiore
L'influenza dei monaci benedettini nella zona sembra essere stata significativa. Si ipotizza che questi monaci, risalendo dai loro monasteri situati a valle verso le colline circostanti, abbiano fondato nuove chiese mantenendo l'originario nome dell'abate. Questa pratica spiegherebbe perché i parroci dei tre centri abitati menzionati (Filetto, San Martino e Casacanditella) portino ancora oggi il titolo di abate.
Un altro elemento affascinante legato alla storia di Filetto è il suo stemma, che raffigura il palmo di una mano. Questo simbolo potrebbe evocare un legame con la figura di Muzio Scevola, a cui la tradizione popolare collega la fondazione del paese. Tuttavia, i reperti archeologici finora rinvenuti, costituiti principalmente da tombe formate da grandi lastre di pietra e attribuibili alla gente italica, pur testimoniando l'esistenza di antiche civiltà, non forniscono prove concrete a sostegno di questa ipotesi.
Esiste anche chi narra di una città perduta, denominata Santa Maria del Fiore, che avrebbe prosperato nella pianura a est dell'attuale Filetto, in direzione del mare. Tuttavia, i resti di queste antiche costruzioni rimangono introvabili, sollevando interrogativi sulla reale esistenza di questa città. Ci si chiede se l'antico monastero di Santa Maria in Viano, menzionato nei documenti storici e a cui il vescovo di Chieti, Tommaso di Monteodorisio, concesse nel 1287 l'amministrazione dei Sacramenti, facesse parte di questa ipotetica città. Per ora, le risposte a questi interrogativi rimangono elusive.
La storia di Filetto è segnata anche da eventi drammatici. Si racconta che la popolazione fu decimata da una terribile pestilenza, ma non si conosce a quale delle numerose epidemie storiche ci si riferisca. La tradizione tramanda che solo cinque famiglie sopravvissero: i De Vincentis, i Di Sipio, i Di Tullio, i Libertini e i Micozzi.
Le Chiese di Filetto: Testimonianze di Fede e Architettura
La storia religiosa di Filetto è documentata dalla presenza di numerose chiese e fortilizi. Di alcuni, come il Monastero di Santa Maria in Viano, la Badia Parrocchiale e diverse altre cappelle, rimangono solo testimonianze scritte. Di altri, invece, sopravvive il ricordo nei toponimi di località come San Ruffino, Santa Giusta e San Lorenzo.
La Chiesa di San Giacomo, in particolare, fu abbattuta nell'immediato dopoguerra per far posto all'omonima piazza. Della chiesa "Sancta Maria Nivis", invece, sono sopravvissute solo le mura del piano inferiore, oggi adibite a sala conferenze ("Ex sepolcro"), a causa dei danni bellici. La chiesa parrocchiale è stata successivamente riedificata nella parte nuova del paese, dove si concentrano le costruzioni più recenti.
Oggi, Filetto si presenta al visitatore come un luogo accogliente, rinomato per la sua tranquillità e salubrità. Situato su una collina a circa 400 metri d'altezza, il paese è immerso nel verde di colture agricole e boschi secolari.

La Chiesa Protoabbaziale dei Santi Crisante e Daria: Un Gioiello Medievale
Un capitolo a parte merita la Chiesa protoabbaziale dei Santi Crisante e Daria, situata a Filetto, una frazione del comune dell'Aquila. Questa chiesa rappresenta una delle più antiche testimonianze di abbazie presenti in Abruzzo, essendo stata edificata nel XII secolo. La sua ubicazione è stata oggetto di alcune discussioni. Guglielmo Matthiae, riferendosi alla raffigurazione della Madonna Lactans nel ciclo di affreschi della chiesa, la colloca a Filetta, in una zona montuosa sopra Assergi. In realtà, il toponimo corretto è Filetto, situato nei pressi di Camarda e non sopra Assergi.
Per quanto concerne la toponomastica di Filetto, alcuni studiosi suggeriscono una derivazione dal latino filex, ovvero felce, data l'abbondanza di questa specie vegetale nella zona. Altri, tuttavia, propendono per una derivazione dal bizantino fulakteria, che significa "luoghi fortificati" o "di avvistamento", suggerendo così che Filetto potesse essere stato un presidio bizantino.
La data precisa di edificazione dell'edificio non è nota, ma il nome di San Crisante compare per la prima volta nel 1009 nel Chronicon Farfense. La chiesa nacque come parrocchiale per gli abitanti sparsi sulle montagne. Con la formazione del borgo di Filetto tra l'XI e il XII secolo, essa continuò a essere la chiesa matrice. Anche la nuova chiesa costruita all'interno delle mura del paese (intra moenia) fu inizialmente dedicata agli stessi santi, per poi essere successivamente intitolata a San Giovanni Battista.
Oggi, la Chiesa dei Santi Crisante e Daria è l'unica struttura superstite dell'omonimo monastero benedettino, edificato tra il 1140 e il 1193 dai Signori di Poppleto. Nel 1267, il monastero fu assoggettato all'abbazia di Bominaco. Nel corso dei secoli, l'edificio ha subito numerosi restauri. Nel 1976, per ragioni conservative, si intervenne staccando un affresco dalla parete sud.
La chiesa si presenta con una pianta rettangolare a capanna, terminante con un abside semicircolare. L'edificio è costruito con blocchi di pietra squadrati e ben levigati, privi di decorazioni esterne. La facciata principale è caratterizzata da un portale in stile lombardo, sormontato da un architrave con arco di scarico a lunetta non decorata. Sul fianco si apre un piccolo portale archivoltato con due finestre a feritoia, mentre nell'abside si nota una snella monofora.
L'interno della chiesa conserva una pianta rettangolare con navata unica che si conclude con un abside semicircolare. La copertura è realizzata con capriate lignee. Originariamente, sia le due pareti laterali che il catino absidale erano adornati da affreschi risalenti al XII-XIII secolo. Alcuni di questi affreschi sono stati staccati per motivi conservativi e sono oggi conservati presso il Museo Nazionale d'Abruzzo a L'Aquila. Le pareti, in parte, appaiono oggi disadorne, ma si presume che in origine gli affreschi ricoprissero interamente le superfici interne.
All'interno della chiesa è presente un frammento di colonna classica scanalata, che con molta probabilità fungeva in passato da acquasantiera. Sulla sommità del catino absidale, tracce di lastre di pietra suggeriscono che la copertura originale del tetto fosse realizzata con ampie lastre lapidee. La zona presbiteriale è accessibile tramite due gradini. Al centro si trova un altare in pietra, anch'esso rialzato da uno scalino più basso rispetto a quelli del presbiterio. Sull'altare è incisa l'effige di un agnello.
Gli affreschi ancora in situ presentano numerose lacune e sono a tratti di difficile lettura. Nel catino absidale è raffigurato Cristo in trono benedicente tra due arcangeli. Sia sulle pareti che nel catino absidale sono presenti epigrafi che forniscono preziose informazioni sui committenti delle opere.
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San Pietro di Feletto: Un Percorso Artistico e Spirituale
La millenaria pieve di San Pietro di Feletto rappresenta un altro gioiello storico-artistico del territorio, situato in una posizione panoramica sui colli del Feletto, con vista verso Refrontolo e le Prealpi bellunesi. Questo luogo ha una particolare connessione con Giuseppe Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII, che tra il 1953 e il 1958, durante il suo patriarcato a Venezia, amava trascorrere periodi di riposo e riflessione passeggiando tra le colline del Felettano e intrattenendosi con la gente del luogo.
La storia di questo complesso religioso affonda le radici tra l'VIII e il IX secolo, rendendolo probabilmente il più antico edificio sacro dell'allora diocesi di Ceneda. Il primo nucleo della chiesa risale a quest'epoca remota. Successivamente, nella seconda metà del XVII secolo, Alvise Canal, un patrizio veneto, donò un appezzamento di terreno e un palazzo nobiliare ai monaci eremiti di San Romualdo, che edificarono sul Colle Capriolo. Di questo complesso, oggi sopravvivono quattro delle antiche cellette monastiche, sotto le quali si conservano vani che i monaci utilizzavano probabilmente come magazzini per i raccolti, officine o cantine.
Il 29 giugno 1873, alle ore 4:29, la chiesa subì danni significativi a causa di una scossa di terremoto con epicentro nella provincia di Belluno, zona Cansiglio.
L'interno della pieve, a tre navate, custodisce antichissimi affreschi, eseguiti e stratificatisi tra il XII e il XV secolo. Una parte dei più antichi, venuti alla luce nel XX secolo, è ancora visibile nella navata centrale, sulla sinistra, e sopra l'arco dell'abside. Questi affreschi rappresentano una preziosa testimonianza dell'evoluzione artistica e spirituale della regione, offrendo uno spaccato della devozione e della maestria degli artisti medievali.
Le ricerche archeologiche, i documenti storici e le testimonianze artistiche convergono nel delineare un quadro complesso e affascinante di Filetto e delle sue chiese, luoghi che continuano a custodire i segreti di un passato lontano, invitando alla scoperta e alla riflessione.