La raccolta di asparagi selvatici, un'attività apprezzata e diffusa in molte regioni, assume una particolare rilevanza e necessita di attenzione quando si svolge su terreni recentemente interessati da incendi boschivi. La questione della commestibilità e della legalità della raccolta in queste aree è complessa e coinvolge aspetti normativi, ecologici e di sicurezza alimentare. Il Gruppo Carabinieri Forestale di Benevento, ad esempio, ha intrapreso una serie di controlli mirati alla raccolta degli asparagi nelle aree colpite dagli incendi boschivi dell’estate 2024, evidenziando la necessità di una maggiore consapevolezza da parte dei raccoglitori.

Normative a Tutela dei Terreni Bruciati
L'intervento dei Carabinieri Forestali si inserisce nell'attuazione del Regolamento Regionale 3/2017. Questo regolamento, specificamente all’articolo 77, comma 7, stabilisce un divieto per un anno della raccolta degli asparagi nei terreni percorsi dal fuoco. L'obiettivo di questa normativa è duplice: da un lato, mira a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di una raccolta sostenibile che tuteli la biodiversità del sottobosco; dall’altro, intende scoraggiare comportamenti illeciti come l’innesco volontario di incendi per favorire la ricrescita degli asparagi selvatici, che risulta essere più abbondante su suoli arsi.
Le attività di vigilanza, che sono state particolarmente intense nelle aree già martoriate dalle fiamme e caratterizzate da una forte presenza di vegetazione spontanea, sono state condotte dai Nuclei Carabinieri Forestale di Pontelandolfo e di Benevento. Questi militari hanno effettuato controlli a campione sui raccoglitori, verificando non solo il rispetto del divieto post-incendio, ma anche della legge regionale 70/1994. Quest'ultima legge impone un limite massimo di raccolta di un chilogrammo al giorno per persona. Le operazioni di controllo hanno già portato all’irrogazione di numerose sanzioni amministrative, a testimonianza della non conformità di molti raccoglitori alle normative vigenti. Il monitoraggio da parte delle autorità continuerà nelle prossime settimane, con un'attenzione particolare in vista delle festività pasquali, un periodo in cui la raccolta degli asparagi è particolarmente diffusa.
Oltre ai regolamenti regionali specifici, esistono normative più ampie che disciplinano l'uso dei terreni colpiti da incendi. La Legge 21/11/2000 n. introduce vincoli quindicennali, stabilendo che la destinazione delle zone boscate e dei pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non può essere modificata rispetto a quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni. In tali aree è consentita la realizzazione solamente di opere pubbliche che si rendano necessarie per la salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. Esistono inoltre vincoli decennali: nelle zone boscate e nei pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici, nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive. Sono fatte salve le situazioni in cui per dette realizzazioni siano stati già rilasciati atti autorizzativi comunali in data precedente l’incendio, sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data.
Un aspetto che merita particolare attenzione riguarda l'abrogazione di divieti precedentemente in vigore. In alcune regioni, come la Puglia, si è assistito a un dibattito riguardo al ripristino di divieti per la raccolta di funghi, lumache e asparagi selvatici sui suoli non boscati percorsi dal fuoco. La motivazione alla base di tale dibattito risiede nella constatazione che la rimozione di questi divieti ha comportato un aumento degli incendi in quelle zone. Spesso, infatti, vengono appiccati incendi con l'intento di facilitare la raccolta di prodotti spontanei dopo le prime piogge. Questo fenomeno, purtroppo, non è nuovo. Un tempo i pascoli naturali venivano incendiati per consentire alle greggi di avere un’erba più morbida con le prime piogge. Oggi, invece, i motivi sono di tutt’altra natura e spesso legati al valore commerciale di questi prodotti. Un chilo di asparagi selvatici, ad esempio, può essere venduto a circa 25 euro, e le cifre salgono per funghi e lumache. Per arginare questo circolo vizioso, in alcune legislazioni regionali è stato ritenuto opportuno reintrodurre il divieto di raccolta su terreni bruciati.
La legge regionale n. 38 del 12 dicembre 2016, ad esempio, contiene provvedimenti in materia di contrasto agli incendi boschivi e di interfaccia, ma anche di salvaguardia degli ecosistemi agricoli e forestali. L’articolo 5, comma 1, di tale legge vieta per cinque anni la raccolta di frutti spontanei, asparagi, funghi e lumache, sui soprassuoli boscati e nei pascoli percorsi dal fuoco. Tuttavia, sorgono perplessità riguardo all’efficacia delle sanzioni stabilite dall’articolo 12. Chi raccoglie prima di cinque anni e per quantità complessiva superiore a un chilogrammo di frutti spontanei (inclusi asparagi e funghi) è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa da 250 a 500 euro. Questo tipo di sanzione, per una questione di logica e ragionamento, rischia di invalidare di fatto il divieto di raccolta stabilito nell’articolo 5, poiché fino a 990 grammi di prodotti raccolti in un bosco incendiato o su pascoli bruciati dal fuoco non si è soggetti ad alcuna sanzione.

Commestibilità e Sicurezza Alimentare: i Rischi Nascosti
Al di là degli aspetti normativi, è fondamentale affrontare la questione della commestibilità degli asparagi che crescono su terreni bruciati. Gli asparagi dei boschi, scientificamente noti come Ornithogalum pyrenaicum (e da non confondere con gli asparagi selvatici nostrani, Asparagus acutifolius L.), sono piante commestibili. Tuttavia, è importante sottolineare che la loro tossicità è un aspetto noto e non di poco conto. L'Agenzia per la sicurezza alimentare francese, l'ANSES, ha recentemente pubblicato un documento che invita alla cautela, illustrando i risultati di uno studio specifico condotto dopo la segnalazione di diversi casi di intossicazione.
I sintomi principali riscontrati in questi casi di intossicazione sono stati un intenso dolore orofaringeo (nel 42% dei casi), una sensazione di gonfiore in bocca o in gola (29%) e difficoltà di deglutire (29%). Talvolta, questi sintomi sono stati accompagnati da un’eruzione cutanea. I sintomi si sono manifestati tipicamente dopo circa tre ore dall’ingestione, un lasso di tempo che consente di escludere una reazione allergica acuta.
Di fronte a queste segnalazioni, i ricercatori dell'ANSES si sono posti interrogativi cruciali: l'intossicazione derivava effettivamente dagli asparagi o da qualche altra erba selvatica finita inavvertitamente nel mazzo? L'origine della pianta, le modalità di cottura e la quantità assunta avrebbero potuto influenzare la gravità dei sintomi? Per rispondere a queste domande, sono stati analizzati nel dettaglio casi di intossicazione verificatisi nel 2022 e nel 2023, raccogliendo campioni direttamente dai boschi delle zone interessate, nonché da mercati e supermercati.
Nel biennio considerato, si sono registrati otto casi di persone intossicate in pasti che avevano coinvolto venti persone. Di queste, dodici avevano manifestato sintomi, quattro dei quali non gravi. La provenienza degli asparagi era stata varia, ma un botanico ha confermato che si trattava sempre della stessa specie (Ornithogalum pyrenaicum).
Per i test, gli studiosi hanno ridotto in polvere i campioni di asparagi e successivamente hanno sciolto questa polvere in acqua. La soluzione ottenuta presentava una consistenza viscosa e, osservata al microscopio, risultava ricca di mucillagini e di cristalli di ossalato di calcio in forma di aghi (rafidi). L'ipotesi più probabile è che a causare i disturbi orofaringei siano proprio i cristalli di ossalato di calcio, che possiedono la caratteristica di resistere alla cottura. Questi minuscoli aghi, conficcandosi nelle mucose, eserciterebbero un'azione irritante di natura meccanica. Anche le mucillagini potrebbero giocare un ruolo: inizialmente catturerebbero i rafidi, ma poi li rilascerebbero nel tempo, il che potrebbe spiegare la latenza tra il consumo e la comparsa dei sintomi. È inoltre possibile che esista una suscettibilità individuale al consumo di questi vegetali.
Nonostante questi rischi, l'ANSES ha concluso che non è necessario vietare il consumo di questi vegetali, ma ha raccomandato un approccio cauto.
Asparagi: benefici, controindicazioni ed effetti sui reni
L'Impatto degli Incendi sulla Crescita e la Raccolta
L'esperienza sul campo, anche in contesti diversi come la raccolta di funghi, suggerisce che i terreni percorsi dal fuoco possono influenzare la crescita di specie spontanee. Raccoglitori con decenni di esperienza, e basandosi sui racconti delle generazioni precedenti, hanno osservato che in una macchia "buona" interessata da un incendio, è possibile trovare funghi (come porcini) entro il primo anno, ma solo se si presentano le giuste condizioni ambientali per la crescita fungina. Se altre zone non producono, è improbabile che quella bruciata lo faccia. Successivamente, la produzione cessa finché non ricominciano a crescere le specie arboree originarie. Questo fenomeno, seppur riferito ai funghi, può dare un'indicazione generale su come gli incendi alterino l'ecosistema e influenzino la disponibilità di risorse spontanee.
La tentazione di raccogliere asparagi su terreni bruciati, attratti dalla loro maggiore abbondanza, è comprensibile ma pericolosa. Non solo si rischiano sanzioni amministrative per violazione delle normative vigenti, ma si contribuisce involontariamente a un ciclo vizioso che incentiva gli incendi. La maggiore abbondanza di asparagi selvatici su suoli arsi è un dato di fatto che alimenta comportamenti illeciti e dannosi per l'ambiente.
Consigli per una Raccolta Responsabile
Per evitare spiacevoli inconvenienti e contribuire alla salvaguardia dell'ambiente, è fondamentale seguire alcune semplici regole:
- Informarsi sulle normative locali: Verificare sempre le leggi regionali e locali riguardanti la raccolta di asparagi e altri prodotti spontanei, specialmente in aree colpite da incendi.
- Rispettare i divieti: Non raccogliere asparagi (né altri prodotti del bosco) in aree che sono state recentemente percorse dal fuoco, rispettando i periodi di divieto stabiliti dalle normative.
- Non superare i limiti di raccolta: Attenersi ai limiti giornalieri di raccolta stabiliti dalla legge (solitamente 1 kg per persona al giorno).
- Essere consapevoli dei rischi per la salute: Anche se non vi è un divieto assoluto di consumo, è consigliabile procedere con cautela, soprattutto se si è sensibili o si avvertono sintomi insoliti. La cottura prolungata e una corretta preparazione possono contribuire a ridurre i rischi associati ai cristalli di ossalato di calcio.
- Segnalare attività sospette: Se si assiste a incendi dolosi o a raccolte illecite, è importante segnalarlo alle autorità competenti.
La raccolta degli asparagi selvatici può essere un'attività piacevole e gratificante, ma deve essere sempre svolta nel rispetto delle leggi, dell'ambiente e della propria salute. La vigilanza dei Carabinieri Forestali e le normative esistenti sono strumenti essenziali per garantire che questa pratica rimanga sostenibile e sicura per tutti.