Il curriculum di Edoardo Di Mauro: un viaggio attraverso l'arte contemporanea e la sua critica

La scomparsa di Edoardo Di Mauro, avvenuta a fine luglio, ha lasciato un vuoto significativo nel panorama dell'arte contemporanea italiana, in particolare a Torino, dove era una figura di spicco. Conosciuto per il suo instancabile lavoro di critico, curatore, docente e intellettuale a tutto tondo, Di Mauro ha lasciato un'eredità intellettuale profonda, caratterizzata da una passione ardente per l'arte emergente e una visione critica acuta e spesso provocatoria. Il suo curriculum vitae, per usare un termine che lui stesso avrebbe apprezzato, non è solo un elenco di incarichi e pubblicazioni, ma un vero e proprio racconto della sua dedizione all'arte e alla sua promozione.

Ritratto di Edoardo Di Mauro

Un percorso accademico e professionale di rilievo

Edoardo Di Mauro ha calcato le aule dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove ha ricoperto ruoli di grande responsabilità. Dal 21 febbraio 2020 al 20 febbraio 2023, è stato Direttore dell'istituzione, succedendo a un periodo come Vice Direttore Vicario da novembre 2018 a dicembre 2019. I suoi insegnamenti si sono concentrati su materie cruciali come Storia e metodologia della critica d'arte, Metodologie e tecniche del contemporaneo e Valorizzazione del Patrimonio Architettonico ed Urbanistico. La sua influenza si è estesa anche oltre la didattica, con un impegno costante nell'attività espositiva. Dal 21 febbraio 2023, ha nuovamente ricoperto il ruolo di Vicedirettore alle Attività Espositive, Progetti di Arte Pubblica ed Orientamento Didattico.

La sua carriera è stata costellata di collaborazioni prestigiose. Dal 1994 al 1997, ha condiviso la direzione artistica della Galleria d’Arte Moderna e dei Musei Civici torinesi. Di recente, ha assunto la responsabilità artistica del MAU, Museo d’Arte Urbana di Torino, e ha curato la BAM Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte. La sua attività curatoriale si è estesa a centinaia di spazi pubblici e privati in Italia e in Europa, testimoniando la sua vasta rete di contatti e la sua incessante ricerca di nuovi talenti.

La figura dell'artista emergente al centro della sua visione curatoriale

Una delle caratteristiche distintive del lavoro di Edoardo Di Mauro è stata la centralità della figura dell'artista emergente nel suo universo curatoriale. Egli vedeva il curatore come un demiurgo, un avventuriero, un esploratore o uno sciamano, intento a inscenare archetipi diversi e a sperimentare in un mondo storiografico caoticamente strutturato. Questa prospettiva ha guidato la sua ricerca, portandolo a scoprire e promuovere talenti nascenti, offrendo loro spazi espositivi e visibilità.

Orientamento - I mestieri dell'arte: Curatore

La sua capacità di dare vita a un proprio universo curatoriale, unita alla mediazione delle regole e dei codici che governano il mondo dell'arte, ha reso possibile la creazione di una realtà museale dinamica e accessibile. La sua energia, pur non trovando sempre un pieno accordo con gli orizzonti dell'estremismo post-moderno da lui tracciati, è stata sempre riconosciuta per la sua qualità di apprezzare lentamente e fino in fondo ogni attimo del momento installativo, trasformandolo in un'attesa epifanica.

Tra eresia e istituzione: l'evoluzione del suo approccio curatoriale

Il percorso di Edoardo Di Mauro può essere idealmente diviso in due fasi distinte. Nella prima, quando era ancora al di fuori della grazia istituzionale, si è distinto come un curatore e gallerista eretico, energico e radicale. Successivamente, rientrato nell'ovile accademico, ha mantenuto un impeto ambizioso, riecheggiando l'energia dei decenni Ottanta e Novanta, anni di grande fermento creativo e di fede nell'arte.

Questa ricchezza di esperienze, donata con un'aria di "democrazia radicale", ha prodotto un'energia prevalentemente termica, fatta di calore, confidenza e abbracci commossi. La sua ambizione lo ha spinto a vivere nella grandezza espositiva, obbedendo al comandamento "Duc in saltum", gettando le ancore nel mondo e oltre le frontiere. Ha sempre desiderato scrivere per un pubblico ampio, non solo per gli addetti ai lavori, e per raggiungere questo obiettivo ha persino osato fingersi un pontefice del collezionismo.

La critica d'arte: tra manuali, saggi e un linguaggio in evoluzione

Gli editori avrebbero potuto agevolare la pubblicazione dei suoi piccoli manuali sulla critica d'arte, una raccolta dei suoi progetti e dei suoi contributi saggistici trenta o quarant'anni fa. Nonostante qualche crepa, le sue riflessioni conservano la solidità delle antiche volte accademiche. Il suo linguaggio, inizialmente influenzato dalla "nuova onda" degli anni '80, si è arricchito nel tempo, acquisendo un tono definitivo e un'operatività empirica.

Copertina di un libro di critica d'arte

La sua critica si è sempre focalizzata su una strenua attenzione alle mostre, analizzando le pratiche artistiche sotto il segno delle "politiche di emersione". Ha cercato di sciogliere i rapporti tesi tra la gestione museale e le necessità estetiche, riscattandole nella fantasia. Un esempio concreto di questa sua visione è il suo lavoro sul MAU, Museo d’Arte Urbana di Torino, dove il primato dell'URBE viene comunicato attraverso l'autodeterminazione critica dell'arte.

Il suo approccio alla critica d'arte è stato profondamente influenzato dai suoi maestri e dalle sue esperienze. Dagli acquisti del Barilli e dall'esempio di critica letteraria del suo maestro M. Guglielminetti, ha tratto la capacità di distinguere tra passione letteraria e passione ideologica, illimpidendo il concetto di scrittura e portando la critica letteraria a esiti storiografici e filologici di grande valore.

Il MAU: un museo essenziale e un manifesto contro le mafie curatoriali

Il Museo d’Arte Urbana (MAU) di Torino, situato nel quartiere Campidoglio, rappresenta un punto di arrivo fondamentale nel percorso di Edoardo Di Mauro. Il MAU non è una semplice designazione, ma una realtà eminente che permette all'artista di compiere un gesto creatore del "luogo" e di catturare le potenze ambientali. Il significato della parola Museo, nella scrittura di Di Mauro, è legato all'essere stesso della cosa, con un retrogusto polemico nei confronti delle istituzioni che faticano a occuparsi degli artisti di strada, degli emergenti e degli emarginati.

Murales nel quartiere Campidoglio, Torino

Di Mauro era profondamente consapevole delle dinamiche spesso problematiche del mondo dell'arte italiano, descrivendolo come un "nido di vespe e di zanzare", un universo provinciale atto a garantire l'occultamento del collega-nemico. Ha denunciato le "mafie curatoriali", caratterizzate da razzismo, discriminazione e politiche autoritarie, che creano un deserto relazionale e logorano le relazioni tra gli operatori del settore. La sua critica si è spesso scontrata con l'invidia, la competizione sleale e la disattenzione dei direttori di musei, dei curatori verso i colleghi e dei giornalisti d'arte verso chi lavora duramente nel settore.

La necessità della condivisione curatoriale

Alla base di una società museale sana, secondo Di Mauro, dovrebbe esserci il principio della condivisione curatoriale. Questa cultura implica diritti e doveri per tutti i curatori che aspirano a lavorare con le istituzioni, permettendo una convivenza armoniosa tra artista e collettività. Purtroppo, la realtà attuale delle arti, soprattutto tra coloro che sono cresciuti sulla scia dei movimenti del '77, mostra come questo principio non venga sempre rispettato. La disposizione mafiosa tra pubblico e privato, che opera scartando il "lavoro curatoriale" e discriminando classi e gruppi sociali, accelera la trasformazione e la sommersione, senza rinunciare alla pressione intimidatoria che garantisce riconoscibilità in termini di potere e occultamento.

Le "mafie curatoriali" necessitano di una forte, riconosciuta e ossessiva discriminazione protezionistica, un aspetto che Edoardo Di Mauro conosceva e denunciava da tempo. Il suo desiderio era quello di trasformare l'essenza del mondo dell'arte in una forma di condivisione e apertura, contrastando le logiche di potere e di esclusione che ancora oggi caratterizzano il settore.

L'eredità di un intellettuale appassionato

Edoardo Di Mauro non è stato solo un critico e un curatore, ma un intellettuale appassionato, la cui energia, dedizione e visione hanno lasciato un'impronta indelebile. Il suo curriculum vitae è la testimonianza di una vita spesa al servizio dell'arte, con l'obiettivo costante di promuovere la creatività, stimolare il dibattito e rendere l'arte accessibile a un pubblico sempre più vasto. La sua figura continuerà a ispirare chiunque creda nel potere trasformativo dell'arte e nella necessità di una critica onesta e appassionata.

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