Autodromo Nazionale Monza: Un Viaggio Nella Storia del Tempio della Velocità

L'Autodromo Nazionale di Monza, universalmente conosciuto come il "tempio della velocità", rappresenta un punto di riferimento indiscusso per gli sport motoristici a livello mondiale. La sua storia, iniziata nel lontano 1922, è un affascinante intreccio di innovazione tecnologica, imprese sportive leggendarie e un inarrestabile desiderio di progresso, il tutto incorniciato nella magnifica cornice del Parco di Monza.

La Nascita di un Mito: 1922, l'Anno della Velocità

La genesi dell'Autodromo Nazionale di Monza affonda le sue radici nel 1922, anno in cui l'Automobile Club di Milano decise di celebrare il suo 25° anniversario con la costruzione di un grande circuito automobilistico. Inizialmente, si presero in considerazione diverse aree libere nei dintorni di Milano, come quella che oggi ospita l'aeroporto di Malpensa. Tuttavia, la scelta definitiva ricadde sull'immenso parco della città di Monza.

In quel periodo, la proprietà del parco era recentemente passata dalla Casa Reale dei Savoia allo Stato Italiano. Il governo fascista allora in carica aveva una visione ambiziosa per questo vasto territorio, prevedendo di dotarlo di servizi sportivi all'avanguardia, come piscine e campi da tennis, e di strutture per l'accoglienza di orfani, le colonie elioterapiche di San Fedele e del Mirabellino. La costruzione del circuito automobilistico si inseriva perfettamente in questa nuova visione del parco, risuonando anche con il clima culturale dell'epoca, dominato dal Futurismo. Il movimento, con il suo culto del progresso, della velocità e dell'automobile come emblema della modernità, trovava nell'Autodromo di Monza la sua ideale consacrazione.

La costruzione del circuito fu un'impresa straordinaria, completata in tempi record. In soli tre mesi, vennero realizzati 5,5 km di pista stradale e un anello di 4,5 km per l'alta velocità, per un tracciato totale di 10 km. Questo primordiale disegno, sebbene ridotto rispetto ai 14 km inizialmente progettati, era già imponente. Lo scopo del circuito, tuttavia, non era esclusivamente sportivo. La struttura fu infatti frequentemente utilizzata per testare innovazioni scientifiche legate alla materia stradale.

Schizzo originale del circuito di Monza

Lo sapevate, per esempio, che l'asfalto drenante, i guard-rail e il telepass sono stati sperimentati proprio a Monza? Queste innovazioni, oggi comuni, testimoniano la vocazione pionieristica dell'Autodromo fin dai suoi albori.

Un "Tempio" Antico, un Cuore Pulsante di Storia

L'Autodromo di Monza vanta il primato di essere il terzo circuito permanente più antico del mondo, preceduto solo da Brooklands e Indianapolis, e il secondo più antico ancora in funzione, dopo il celebre catino dell'Indiana. La sua storia è intrinsecamente legata al marchio Alfa Romeo, che aveva la sua sede nella vicina Milano, e alla sua rapida evoluzione, spesso dettata dall'impellenza di migliorare la sicurezza dei piloti.

La costruzione del circuito fu decisa nel gennaio 1922 dall'Automobile Club di Milano per commemorare il venticinquesimo anniversario della sua fondazione. La società allora proprietaria del parco, l'Opera Nazionale Combattenti, diede subito il suo assenso, riconoscendo il notevole ritorno pubblicitario che la nascita delle corse automobilistiche avrebbe portato alle case costruttrici. Fu costituita la SIAS (Società Incremento Automobilismo e Sport) a capitale privato, presieduta dal senatore Silvio Crespi. I lavori iniziarono il 15 maggio e furono completati in soli 110 giorni. La realizzazione del nuovo impianto fu coordinata dall'allora direttore dell'Automobile Club di Milano, Arturo Mercanti, e progettata dall'architetto Alfredo Rosselli, con la costruzione affidata all'impresa guidata dall'ingegnere Piero Puricelli.

Nei primi anni, il Gran Premio d'Italia si svolgeva sul circuito completo di 10 km. Questo tracciato comprendeva anche l'anello per l'alta velocità, lungo 4,5 km, con curve sopraelevate raccordate da due rettilinei di 1,07 km. La pavimentazione dei rettilinei era in macadam catramato, mentre quella delle curve era in calcestruzzo, anch'esso catramato. Il pubblico veniva ospitato in due aree distinte: la tribuna d'onore, con una capienza di 3.000 posti, e sei tribune laterali da mille posti ciascuna, realizzate in legno e muratura.

Vista aerea dell'Autodromo di Monza con il circuito storico

Il risultato fu decisamente straordinario, quasi una magia, che si sposava perfettamente con la corsa ideale delle prime auto da competizione del secolo scorso, quelle "simili a missili con le ruote" cantate dai futuristi.

L'Evoluzione della Velocità e della Sicurezza

Le gare che si disputavano sul circuito erano famose per le altissime velocità raggiunte. Moto e automobili da corsa registravano record su record, trasformando Monza nel cuore pulsante della velocità automobilistica. Tuttavia, questa spericolata audacia fu anche la causa di numerosi incidenti, alcuni dei quali mortali. Tra questi, non si può non ricordare il celeberrimo episodio che vide protagonista Alberto Ascari, morto in pista durante un giro di prova nel maggio del 1955, nel punto in cui oggi si trova la variante che porta il suo nome.

La sicurezza dei piloti, un aspetto decisamente trascurato agli albori del motorsport fino agli anni '70 del Novecento, divenne una priorità. L'autodromo di Monza subì una serie di modifiche nel corso degli anni per rendere il tracciato più sicuro. Una di queste, firmata dal conte Vincenzo Florio negli anni '30, mirava a eliminare lunghi rettilinei a favore di chicane e a rinunciare all'utilizzo della spettacolare curva parabolica. Rispetto agli esordi, il percorso di gara oggi risulta notevolmente ridotto a 5,793 km.

Un momento cruciale per la sicurezza fu il 1971, quando si corse l'ultimo Gran Premio di Formula 1 senza le famose chicane. Queste ultime furono costruite tra il 1972 e il 1978 con l'intento chiaro di diminuire la velocità delle vetture, senza però compromettere la spettacolarità della pista.

Modifiche Strutturali e Tecnologiche

Nel corso della sua lunga storia, l'Autodromo di Monza è stato oggetto di innumerevoli interventi di ammodernamento. Già nel 1928, a seguito della tragica perdita del pilota Emilio Materassi che, perdendo il controllo della sua auto sul rettilineo d'arrivo, piombò sulla folla uccidendo 20 spettatori e ferendone oltre 40, furono apportate diverse modifiche al tracciato per ridurne la velocità.

Nel 1933, durante la seconda batteria del Gran Premio di Monza, Giuseppe Campari perse la vita a causa di una macchia d'olio all'ingresso della curva sopraelevata sud. Sulla stessa macchia d'olio uscirono di pista anche Borzacchini, Castelbarco e Barbieri, con Borzacchini che morì poco dopo. Questi gravissimi incidenti portarono a ulteriori variazioni del tracciato.

Nel 1939, gran parte della pista fu ricostruita. L'anello dell'alta velocità fu demolito e il tracciato stradale modificato, spostando più avanti la curva del Vialone. Questa modifica portò alla creazione di due nuove curve a gomito che immettevano sul rettilineo d'arrivo, sostituendo l'originaria curva sud. Vennero create le cosiddette "curve di Vedano" o "curve del porfido", per la loro particolare pavimentazione. Nell'ambito di questi lavori, fu creata anche una nuova variante per il Circuito Pirelli, utilizzata esclusivamente per test di auto e pneumatici.

Nel 1955, l'uso sempre più frequente dell'autodromo per tentativi di record di velocità e la necessità di una maggiore sicurezza resero necessaria la riprogettazione dell'anello di alta velocità. Il progetto, curato dagli ingegneri Antonino Berti e Aldo Di Rienzo, portò alla creazione di un "catino" in cemento armato con pendenza crescente verso l'esterno. L'ovale comprendeva due rettifili di 875 metri e due curve sopraelevate con sviluppi simili, raggiungendo una pendenza massima dell'80% nel settore centrale. Fu durante una sessione di test privati in questo stesso anno che perse la vita Alberto Ascari.

L'impianto, nella sua nuova conformazione di circuito classico più anello ad alta velocità di 10 km al giro, fu inaugurato l'11 settembre 1955. Nel 1961, l'ultimo Gran Premio d'Italia si svolse nella configurazione di 10 km. Purtroppo, l'incidente mortale in cui persero la vita il pilota della Ferrari Wolfgang von Trips e 12 spettatori sul rettilineo prima della Parabolica, portò a nuove regole sulla sicurezza.

Negli anni Settanta, l'aumento della velocità e della pericolosità del tracciato resero necessari ulteriori interventi. Furono costruite chicane temporanee, seguite nel 1976 dalla realizzazione di tre varianti permanenti: sul rettilineo dei box, alla curva della Roggia e alla curva Ascari. Ulteriori interventi per migliorare la sicurezza sono stati effettuati nel 1994, 1995, 2000 e 2014, con la ricostruzione di diverse varianti e curve, oltre alla costruzione di nuovi box più grandi e moderni.

Nel 1989 sono stati effettuati importanti interventi per migliorare gli impianti tecnologici e potenziare le strutture per la stampa. Il nuovo complesso box, con un'area di 2.532 mq, fu progettato come una costruzione ad alta tecnologia. Furono realizzate 48 cabine componibili per ospitare team di Formula 1, una sala stampa per 370 giornalisti, e aree attrezzate per fotografi. Furono potenziati o sostituiti gli impianti tecnologici, incluso un sistema integrato per la rilevazione, l'elaborazione e la trasmissione di dati, permettendo un controllo a distanza dell'impianto televisivo a circuito chiuso e il collegamento dei telefoni di pista.

Un Viaggio nella Storia: Esplorare l'Autodromo Oggi

Per gli appassionati che desiderano immergersi nella storia dell'Autodromo, è consigliabile visitarlo in giornate senza gare o manifestazioni. In questi casi, il biglietto d'ingresso ha un costo contenuto e permette di sostare in molte aree. La visita può iniziare dalla vecchia curva nord-est, realizzata con mattonelle di cemento ricavate dalla demolizione del primo anello ad alta velocità del 1922. Questa curva collegava il rettilineo di partenza con quello centrale.

Proseguendo lungo il viale a sinistra, poco prima del sottopasso, si accede alla parte esterna della curva sopraelevata nord. Dopo una camminata, si giunge alla congiunzione tra la curva sopraelevata e il rettilineo est. Percorrendo la curva sopraelevata nord, si può notare l'aumento della pendenza.

Circa 200 metri prima della curva sopraelevata sud, sulla destra, si scorge un breve tratto rettilineo con pavimentazione in cemento: il vecchio raccordo Florio, che collegava il rettilineo centrale alla curva sopraelevata sud. Il viaggio prosegue verso la curva sopraelevata sud, preceduta da un grande spiazzo che fino alla fine degli anni '80 ospitava la variante sud del 1966. La curva sopraelevata sud si differenzia dalla nord per una maggiore sezione su terrapieno. In alcuni punti, è ancora possibile scorgere le sedi delle "marmotte", luci che delimitavano il bordo curva per i test in notturna.

Camminando sulla pista, poco dopo il sottopasso, si nota sulla destra una piccola salita in ghiaia. All'interno, si possono osservare vecchie tracce del rettilineo centrale utilizzato fino al 1954. Ritornando sulla curva sopraelevata sud e proseguendo in senso orario, si arriva alla congiunzione con la pista stradale, dove si può ancora notare un pezzo del vecchio rettilineo principale.

L'itinerario è piuttosto lungo, richiedendo alcuni chilometri a piedi, ed è quindi consigliabile indossare scarpe comode.

Record, Tragedie e Leggende del "Tempio della Velocità"

Monza è un circuito tecnicamente molto impegnativo, dove un eccellente setup meccanico e l'abilità del pilota in frenata sono determinanti. Nei suoi 5.793 metri, le vetture di Formula 1 superano abbondantemente i 350 km/h su quattro lunghi rettilinei. Per questo motivo, deve essere affrontato con una macchina particolarmente "scarica" ed è noto tra gli appassionati come il tempio della velocità.

Il record di vittorie nel Gran Premio d'Italia è condiviso da Michael Schumacher e Lewis Hamilton, entrambi detentori di cinque successi a Monza. Il record di velocità in gara, stabilito nel 2005, appartiene a Juan Pablo Montoya, con 369 km/h, mentre in qualifica ha raggiunto i 372 km/h.

La storia di Monza è costellata di gare epiche e momenti indimenticabili. L'11 settembre 1949, Alberto Ascari, al volante di una Ferrari 125, regalò alla scuderia del cavallino rampante la sua prima vittoria sul circuito. La Formula 1 si svolge qui ogni anno, con il Gran Premio d'Italia che fa parte del grande parco della Villa Reale. Monza ha ospitato tutte le edizioni del Gran Premio d'Italia valide per il campionato mondiale di Formula 1, tranne quelle del 1921, 1937, 1947, 1948 e il 1980, quando si corse a Imola. Dal 1949 al 1968, è stato anche sede del Gran Premio delle Nazioni del Motomondiale.

Nel 1961, l'incidente mortale di Wolfgang von Trips e dodici spettatori prima della Parabolica segnò profondamente la storia della Formula 1. Un altro incidente tristemente noto è la morte del pilota austriaco Jochen Rindt nel 1970, durante le qualifiche.

Vettura di Formula 1 sul rettilineo di Monza

L'Autodromo di Monza ha anche ospitato altri eventi di rilievo, come la 1000 km di Monza, importante gara per vetture sport prototipi e Gran Turismo, il Monza Rally Show, l'European Le Mans Series e la tappa italiana del Campionato mondiale Superbike.

Oltre all'attività sportiva, l'Autodromo ospita giornate di incentive, prove prodotto, corsi di guida sicura, meeting, convention, presentazioni prodotto e fiere.

Le Sfide del Presente e del Futuro

Nonostante la sua gloriosa storia, l'Autodromo di Monza ha dovuto affrontare sfide significative. Il rumore, lamentato da alcuni residenti dei vicini paesi, ha portato a ricorsi legali e, nel 2006, a un divieto di circolazione in pista per tutte le vetture a scarichi aperti, una misura che metteva a rischio l'esistenza stessa dell'autodromo.

Un'altra situazione critica si è verificata nel 1994, a seguito degli incidenti mortali di Roland Ratzenberger e Ayrton Senna a Imola. La FIA e i piloti imposero un adeguamento delle misure di sicurezza in tutti i circuiti, ma a Monza i lavori richiesti, che comportavano l'abbattimento di oltre 500 alberi, furono vietati dalla Sovrintendenza ai beni ambientali. Si rischiò seriamente la cancellazione del Gran Premio d'Italia, con conseguente chiusura dell'autodromo. La situazione venne sbloccata dall'intervento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che portò a un progetto di minore impatto, con alcune modifiche al tracciato, tra cui il restringimento della seconda curva di Lesmo, rimpianto da molti appassionati.

Il 2022 ha segnato il centenario della nascita dell'Autodromo. In occasione di questo importante traguardo, sono stati stanziati fondi per nuovi lavori volti a garantire alla pista gli standard necessari per ospitare il round mondiale di Formula 1, tra cui la riasfaltatura della pista e la sistemazione dei sottopassi. Questi interventi, sebbene significativi, rappresentano solo un primo passo verso una ristrutturazione completa che richiederebbe cifre ben più considerevoli.

Il centenario è un'occasione unica per modernizzare l'autodromo nel suo complesso, valorizzando anche le sue particolarità uniche al mondo, come il recupero della pista di alta velocità, che potrebbe ospitare gare di auto e moto storiche, creando una "hall of fame" senza eguali. È fondamentale che il rilancio dell'autodromo preveda un ritorno in grande stile per il motociclismo, in tutte le sue declinazioni, per continuare a scrivere pagine di gloria nello sport e negli eventi di qualità.

L'Autodromo Nazionale Monza continua a essere un simbolo di eccellenza sportiva e ingegneristica, un luogo dove la storia si fonde con l'innovazione, mantenendo viva la sua leggenda come indiscusso "tempio della velocità".

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